#BCM16 "Andata e ritorno nell’antica Grecia, terra di dei ed eroi", di e con Giuseppe Zanetto

Uno dei meriti di BookCity è la capacità di valorizzare, anche se per poche giornate, le periferie di Milano.
Da qualche anno interi quartieri periferici di Milano si sono impegnati attivamente a cercare un riscatto che coinvolga l’urbanistica in sé e gli abitanti che li popolano. Aree ai margini che fino a poco tempo fa venivano irregimentate all’interno di quell’infelice definizione di “satelliti dormitorio” che – a causa dell’accezione negativa del termine – per anni siamo stati abituati a citare con un misto di imbarazzo, fastidio o eccessivo campanilismo a seconda della provenienza di ciascuno.
Per citarne solo alcuni, ricordiamo Rogoredo Santa Giulia, l’ex area Ansaldo-Pirelli, Via Rembrandt con il suo centro culturale condominiale, la biblioteca comunale Dergano in Bovisa e il suo particolare fondo cinese in gemellaggio con Shangai – per un totale di 1200 volumi, fino all’esperimento di Cascina Cuccagna, un reintegro contestualizzato che tocca i temi cari della memoria opposta alla mera fascinazione estetica, e ai progetti curati dal Politecnico di Milano per la riqualificazione dei Magazzini Raccordati di Greco/Sammartini.
Questa volta #BCM16  ha toccato, tra gli altri, il quartiere Torretta.
Oggetto di una massiccia urbanizzazione negli anni ’60 del Novecento (parliamo di famiglie medio borghesi, impiegati, operai), questa area a sud di Milano, estrema propaggine del Naviglio Pavese, prende il nome da un avamposto romano che sorgeva nelle vicinanze; fin dal 1600 la zona delle cascine di Trenno era infatti indicata col nome di “Torretta”. Sì, siamo alla Barona ma in un’area ancora più particolare per via della sua estrema connotazione topografica dato che i nomi di tutte le vie richiamano curiosamente i personaggi di memoria manzoniana: abbiamo via Renzo e Lucia, largo Promessi Sposi e pure una stradetta dedicata a Don Rodrigo e una a Donna Prassede.
Incastrata fra due casermoni di mattoni rossi c’è la biblioteca comunale di Via Fra Cristoforo (situata nell’omonima via, ça va sans dire), che da anni è punto di incontro per gli adulti ma soprattutto per i bambini del quartiere.
Qui, lo scorso sabato mattina alle dieci e mezza, sotto una pioggia scrosciante che avrebbe scoraggiato chiunque, almeno un paio di decine di bambini con relativi genitori infradiciati hanno riempito la stanzetta delle conferenze per assistere a una lezione di Letteratura Greca, dal titolo “Andata e ritorno nell’antica Grecia, terra di dei ed eroi“.
A tenerla, il Professor Giuseppe Zanetto, ordinario della cattedra di Lingua e Letteratura Greca all’Università Statale di Milano. L’occasione era quella di presentare il suo ultimo libro per ragazzi, una rivisitazione dell’Odissea di Omero edita per la collana kids di Feltrinelli.
Si tratta, dice Zanetto, di “un’impalcatura tematica composta da sei linee narrative“, ossia di una serie di episodi – i più significativi del poema – narrati in prima persona, con linguaggio semplice e accattivante ma di certo mai banale, dagli stessi protagonisti o dai testimoni della vicenda: dal figlio di Ulisse al fedele servo Eumeo, dalla regina dei Feaci a Penelope.
In alternanza al testo troviamo le eleganti illustrazioni della giovanissima (classe 1991) Camilla Pintonato, che accosta il rigore e la fedeltà dovuta alla tradizione iconografica a cui il testo si riferisce alla freschezza del tratto, adeguato al pubblico di riferimento.
L’intento dell'”Odissea di Omero”, esplicita Zanetto – e in generale di parte della collana kids di Feltrinelli – è proprio il tentativo di introdurre l’elemento narrativo all’interno di un’opera di saggistica. Una scelta che negli ultimi tempi pare incontrare il favore dei lettori, giovani e adulti, e verso la quale tanta parte della saggistica si sta ormai orientando (ndr: un esempio di cui avevamo parlato molto su ADC: “La Sesta Estinzione“, vincitore del Pulitzer 2015 per la non-fiction) seguendo un processo di ammodernamento dei sistemi di divulgazione scientifica rispetto alla quale il saggio tradizionale si ritrova oramai a offrire prestazioni di scarsa penetrabilità specie nei riguardi delle nuove generazioni.
“L’Odissea di Omero” è la seconda incursione nel mondo della Grecia Antica per l’illustratrice Camilla Pintonato, che aveva già collaborato con Feltrinelli e Zanetto per il volume “In Grecia, terra di miti e di eroi” (2014).

 

Ciò che più ha stupito dell’incontro è stato effettivamente l’incredibile appeal che simili narrazioni hanno avuto sul pubblico presente in sala. Argomenti di non facile comprensione quali le fondamenta del mito classico, la metodologia di approccio a un sito archeologico o all’atlante geografico, passando per il concetto di vendetta umana e divina tipico del mondo antico fino all’ancestrale predisposizione delle popolazioni mediterranee verso l’accoglienza del migrante (di cui Odisseo fa indubbiamente parte), sono stati affrontati utilizzando, oggi come oltre duemila anni fa, la fascinazione che deriva dal carattere prettamente orale del racconto epico. Racconto che ancora una volta, a distanza di millenni, conferma la propria capacità atemporale di divenire strumento didattico.

La tela che Penelope tesse di giorno e disfa di notte per evitare il matrimonio, l’episodio di Polifemo che tanto appassiona i bambini (e spinge anche al meccanismo della catarsi: “Va recitato col vocione”, ammonisce Zanetto), le tempeste, i naufragi, le guerre, e per finire il cavallo di Troia: episodi che i bambini hanno fatto a gara per raccontare, tra alzate di mano (tante: c’è ancora speranza per la scuola pubblica!) di chi già li conosceva e bocche aperte per i più piccini che li ascoltavano per la prima volta. Uno stupore che oggi come allora mostra il significato profondo di alcuni meccanismi atavici che riguardano tutti noi.

Tanta parte naturalmente hanno fatto le capacità del relatore: e dico questo non tanto al fine di una captatio benevoletiae (che risulterebbe ormai tardiva!) nei confronti di uno dei professori che durante i miei studi universitari ho più apprezzato ma per schierarmi come al solito contro quella certa tuttologia imperante che spesso predilige l’immagine (o i followers) dell’invitato di turno alla sostanza di una preparazione tecnica che giudico imprescindibile e, a latere, contro l’utilizzo quasi del tutto esclusivo, per tante manifestazioni culturali, di location centrali e sicuramente più cool rispetto a una biblioteca comunale di periferia – che indubbiamente, tra l’altro, avrebbe urgente bisogno di diversi interventi di ristrutturazione.

Insomma: “Andata e ritorno nell’Antica Grecia” è stato l’esempio che portare valore, cultura e integrazione in periferia si può e si deve, specie se ci sono persone disposte a farlo. E ce ne sono, basta cercarle. Ecco il perché del mio hashtag #PiùZanettoPerTutti.
Buona lettura 🙂
Ps: gli abitanti di Torretta sono circa 7000 ma nel quartiere, almeno fino al 2013, non esisteva nemmeno uno sportello Bancomat. Come in ogni zona di periferia che si rispetti, i residenti combattono contro la carenza di infrastrutture e microcriminalità. Questo per dire che nonostante il fascino verso le periferie che indubbiamente si rivela dai miei racconti, proprio le mie esperienze di vita ai margini mi spingono a evitare qualsiasi tipo di “pornografia dell’immagine” e qualsivoglia estremismo estetico (in proposito, si veda qui).Di seguito, lo Storify raccolto durante il livetwitting dell’evento.

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