"Books by foot" parte seconda: come se ne esce una volta che hai cominciato (tips&tricks e qualche sgamo)

Ricordate? Ci eravamo lasciati qui e siccome ogni promessa è debito, ecco a voi il risultato finale:
E’, tecnicamente parlando, solo una parte del tutto perché in realtà il tutto si compone di altri quattro scaffali, mancanti in foto, uguali a questi e ordinati  con sistema identico.
Procederò senza indugio con dei rigorosi bullet points riguardo al making of, a cui si mescoleranno dei simpatici e accattivanti tips&tricks dedicati – sia mai che qualcuno di voi voglia cimentarsi nell’impresa. Ma andiamo con ordine.
Qualche numero, giusto per farsi un’idea:
  • Volumi lavorati: più o meno 1200
  • Ore di lavoro impiegate: 2gg lavorativi, 6 ore/giornata
  • Volumi eliminati – sì, ho osato anche questo: un centinaio
Prima di cominciare, assicuratevi un numero di scatoloni di cartone sufficienti a contenere almeno i 3/4 dei volumi di cui sopra coprendo tutte le palette che volete utilizzare. Io ne ho presi cinque, questi qui, perché la dimensione 60x40x40 mi pareva fosse, tra le tante disponibili, quella con il miglior rapporto tra numero di volumi stipabili vs. probabilità di incriccarsi la schiena.
How to make it (no, il tutorial su youtube no, mi vergogno)
  • Presto detto. Tirate giù tutto (sì, TUTTO) e a mano a mano che spolverate, pulendo come più ritenete opportuno, sistemate ogni volume IN ORDINE PER COLORE negli scatoloni.
  • Io ho trovato comodo selezionare fin da subito i volumi di cui avevo intenzione di liberarmi (per mia organizzazione – vi dirò poi il perché – ho dedicato loro uno scatolone a parte). In questo modo è possibile stoccare il materiale in eccesso in altre stanze, si crea meno confusione e nello stesso tempo ci si fa un’idea immediata dei volumi rimasti.
  • E poi, cominciate a risistemare.
    • Dopo un lungo studio su Pinterest, di cui vi avevo già parlato, personalmente ho preferito un ordinamento orizzontale con continuità cromatica, come si vede dalla foto, perché mi dava l’impressione che questo schema si adattasse meglio alle dimensioni della mia libreria (più lunga che alta) e alla quantità di volumi/colore che possiedo, ma le combinazioni sono pressoché infinite.
    • Poi ho scelto la sfumatura dal bianco al nero sul verticale, partendo dal basso, perché i miei volumi bianchi sono risultati i più uniformi dal punto di vista del progetto cartografico (gli Einaudi per esempio) e la mia libreria ha, sotto tutta la scaffalatura, una serie di armadietti in color avorio che poteva garantire una certa continuità.
    • E qui siam giunti: le categorie.
      • Sono partita in primis da una macroarea: libri nuovi vs. già letti.
      • Per i volumi nuovi la questione è stata abbastanza semplice nel senso che non ho utilizzato alcuna specifica sottocategoria: ho una buona memoria quindi non ho avuto particolari remore a infilare un libro dietro l’altro. Ho cominciato poi a sistemare ogni ripiano in ordine alfabetico per autore, dalla A alla Z (attenzione, A e Z coincidono con l’inizio e con la fine di ogni fascia cromatica). Quando ho potuto, ho naturalmente accorpato testi dello stesso autore e/o della medesima casa editrice.
      • Andiamo ai già letti. NB: per ora non ho ancora sistemato l’ordine alfabetico, perché volevo prima vedere l’effetto d’insieme.
        • Siccome la mia collezione di non-fiction è scarsa, zoppicante e poco coesa ho deciso di conservare la narrativa davanti e la saggistica dietro (sì, sono due file per ripiano). Ero scettica sulla possibilità di accorpare autori e/o case editrici tenendo fede al criterio cromatico ma mi sono dovuta ricredere: la bella notizia è che di norma le case editrici – almeno quelle con un buon concept alle spalle – sanno il fatto loro, perché lavorano su una continuità stilistica ben precisa. Quindi vi ritroverete, ad esempio, l’Irene Nemirovsky di Adelphi tutta colorata di un bel rosa/violetto o i Vargas di Stile Libero con la famosa costa gialla; anche certa saggistica comunque non cede il passo: per esempio sono riuscita a sistemare la linguistica tutta insieme (dorso bianco). In ogni modo, vi ritroverete comunque nella necessità di rinunciare all’ordine per casa editrice che salvo appunto alcune situazioni particolari non potrà essere mantenuto. Qui dovete convincervi da soli: io non pensavo di essere pronta al grande passo ma poi, superati i primi momenti di shock alla vista degli Adelphi sparpagliati qui e là, me ne sono fatta una ragione e vi confesso che proprio così male non stanno, in giro per la libreria. Naturalmente non finirò mai di ringraziare Einaudi o Sellerio che con la consueta eleganza mi hanno tolto da grandi ambasce.
        • E ora passiamo alla gestione delle eccezioni. Ammetto, qualche momento critico c’è stato: una lezione di Crisis Management? Direi di sì, perché ho scoperto che quando ti capita la pecora nera non ce n’è, in qualche modo bisogna sfangarsela. Di casi spinosi da dirimere ne ho avuti diversi, vediamone qualcuno:
          • un malefico manuale di glottologia marroncino e oblungo che con il resto della linguistica bianca e bassa non ci azzeccava proprio per niente
          • i vecchi Feltrinelli tascabili, per definizione tutti diversi l’uno dall’altro anche se dello stesso autore (Ballard, Pennac e Banana Yoshimoto per esempio)
          • Tutti gli Yates di Minimum Fax, dannazione
          • Gli Iperborea di Larsson
          • La narrativa italiana postbellica
E quindi, che si fa? Niente, perché sono quei casi in cui con l’archiviazione per palette non c’è verso di far tornare i conti. Sicché ho abdicato, scegliendo di puntare sull’unico soft skill che per ora non mi ha mai abbandonato, cioè la memoria fotografica.
  • Per l’autore di cui possiedo vari testi in edizioni differenti ho scelto di tener presente la copertina che mi ricordo meglio; la prima opera comperata, o quella che mi era piaciuta di più: insomma la cover a cui penso quando penso a quell’autore. Ad esempio, per Banana Yoshimoto in edizione economica ho considerato (ovviamente) “Kitchen” (dorso bianco); sicché ho dovuto tirarla per i capelli, prendere tutte le Banane-Feltrinelli economiche e infilarle dietro a “Kitchen”, IN SECONDA FILA.
  • Di Ballard mi innamorai quando in un’estate torrida lessi tutto “Mondo Sommerso” aspettando un autobus che di pomeriggio non arrivava mai, e quindi verdino mare fu.
Lo ammetto, la questione è molto personale perché questo sistema è adeguato e funzionale alle mie esigenze ma magari non lo è per le vostre: io di base ricordo le cover, NON le case editrici; quelle vengono subito dopo, di conseguenza, una frazione di secondo più tardi. Non era raro infatti che seguendo l’ordine per casa editrice mi perdessi qualcosa quindi diciamo che con questo sistema ci ho guadagnato. Ci sarebbe da rifletterci sulla questione ma non è questo il luogo, magari poi su questo fatto della memoria fotografica e dell’importanza delle cover ne riparleremo.
Ho operato in questo modo principalmente per i miei autori preferiti: non sono stata dura e pura? Eh lo so, ma come dicevo nell’altro post, sono convinta che la gestione della biblioteca di casa sia una continua lotta tra testa fuori e piedi freddi.
Ultime due note:
  • I classici della letteratura italiana. Quelli li ho lasciati a parte, in bella vista, su una mensola lunga sopra il televisore. Principalmente sono tutti Garzanti e Mondadori. Li ho lasciati lì perché penso che rappresentino una parte importantissima della nostra storia e da classicista quale sono credo fermamente che lo studio del passato sia imprescindibile per interpretare il presente e riflettere sul futuro. Quindi, figli, sono lì per voi.
  • Il fantasy, l’unico punto su cui ho derogato davvero. Di base è tutto black ed è sempre stato in alto a destra e quindi, fortuna vuole, lì è rimasto, intatto, perché i rari volumi policromatici (quasi tutti Longanesi) erano già in seconda fila. Un attacco di isteria a dire il vero mi è venuto con il terzo volume di “Queste Oscure Materie” che Longanesi chissà perché aveva avuto la brillante idea di fare GIALLO, rispetto agli altri due blu – roba che mi aveva infastidito già all’epoca. In realtà ci avevo anche provato, a sistemare Carofiglio di “Non esiste saggezza” vicino a Susanna Clarke. Li ho lasciati lì un’oretta, a vedere se si acclimatassero. Poi però ho avuto paura: dopo un po’ mi ha assalito un terrore viscerale, stava pure scendendo la sera e c’era aria di temporale. Ho avuto paura del Re Corvo: i libri si lasciano maltrattare, ci sono abituati, ma fino a un certo punto e con certa gente non è proprio il caso di mettersi a scherzare. Quindi, prima che facesse buio, ho riportato tutto all’antico ordine. C’è che poi, scendendo dalla scala, ho come avuto l’impressione di sentire un rumore, quasi un lieve sospiro. Ma avevo le persiane aperte, sicuramente sarà stato il vento del temporale in arrivo.

 

****
 
Anticipazioni:
Nella prossima e ultima puntata di questa avventura casalinga vi parlerò di cosa si può fare con i libri che, per necessità o per scelta, si decide di eliminare.

Cos’è questo? “Twilight” in brossura a chi indovina! 🙂

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