"La memoria di Elvira", Aa.Vv.

Uno degli eventi più partecipati ed emotivamente coinvolgenti del Salone del Libro è stato il ricordo di Elvira Sellerio (Palermo, 1936-2010) attraverso la presentazione del numero 1000 della collana “La Memoria”, a lei appunto dedicato. 

In questo volume ventitré autori, tra scrittori e collaboratori della casa editrice, onorano il ricordo della Signora con narrazioni vivide e accorate, chi raccontando aneddoti particolari, figli di un rapporto professionale cresciuto negli anni, chi invece ripercorrendo il valore di un progetto editoriale unico e irripetibile.

“Inseguì Bufalino come un cane da tartufi sino a fargli tirare fuori dal cassetto la Diceria dell’untore (A. Camilleri, p12)

“Questo era il suo modo di lavorare: credeva nell’opera e nella libertà e responsabilità dell’autore. Non credeva negli editor che ti rimettono a posto un qualsiasi testo, secondo i loro canoni o il loro arbitrio, o criteri puramente di mercato. Per lei l’unico responsabile di un libro era l’autore, e questo carica lo scrittore di qualche responsabilità in più, soprattutto quella di consegnare un testo finito e non provvisorio. Se poi non la convinceva non è che ti indicasse dove e perché, di curare meglio un personaggio, di tagliare quelle venti pagine, di sviluppare un nucleo narrativo, di virare di rotta sulle strutture ideologiche; diceva, o almeno disse a me: <>” (F. Recami, p27)

“(…) l’orgoglio di fare, da un angolo d’Italia apparentemente periferico, in realtà da un’antica capitale carica di memoria e di cultura, un lavoro che sfidava, in modo vittorioso nonostante le tribolazioni e le difficoltà, le leggi del gran mercato editoriale” (R. Ceserani, p165)

“Il calore delle abitazioni nelle città da lei più frequentate attenuava una sorta di suo rifiuto fisico per i viaggi che sempre affrontava molto malvolentieri (…)” (G. Dioguardi, p195)

“[anno 2007] Elvira aveva le mani coperte da un paio di mezzi guanti neri che le lasciavano libere le dita” (A. Giménez-Bartlett, p231)

“Credeva che un editore dovesse starsene silenzioso, nascosto, taciturno, che il suo fosse un mestiere d’umiltà” (G. Scaraffia, p238)

Un testo che richiede una lettura attenta, ricco com’è di rimandi, echi letterari, storia di un’Italia che fu. A testimonianza di un mondo autoreferenziale talvolta – forse – ma innegabilmente colmo di una sapienza a cui non è possibile accedere così, per caso, ma che va conquistata (e questo vale per ogni epoca) attraverso lo studio, la contemplazione e la condivisione dell’essenza del bello.

“La memoria di Elvira”, Sellerio Editore, Palermo 2015, con scritti di:

Buona lettura 🙂

Chi ha acquistato “La memoria di Elvira”: ADC, al Salone del Libro di Torino, domenica 17 maggio, appena pomeriggio: fuori sole e vento forte.

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