"La strana scomparsa di Leslie", di Josephine Tey

More about La strana scomparsa di Leslie Oggi vorrei parlarvi brevemente di Elizabeth Mackintosh (1896 – 1952). 
Fisioterapista e insegnante di ginnastica, con lo pseudonimo di Josephine Tey è autrice scozzese nota per le sue mystery & detective novels. Di carattere schivo e riservato, in vita era apprezzata drammaturga (sotto lo pseudonimo – un altro! – di Gordon Daviot) di consistente profilo ma sono i suoi romanzi, piuttosto che le sue pieces teatrali, a essere tutt’oggi ancora pubblicati e diffusi a livello internazionale: perché JTey è universalmente riconosciuta come una delle più apprezzate scrittrici della golden age del romanzo giallo anglosassone. 
Ora Mondadori ne ripubblica l’opera negli Oscar Narrativa, accattivando il lettore attraverso un’interessante introduzione di PD James e le belle, evocative copertine di Mick Wiggins.
Cinque romanzi hanno come protagonista l’Ispettore Alan Grant (“The Man in the Queue”, “A Shilling for Candless”, “To Love and Be Wise” – il nostro “La strana scomparsa di Leslie” – “The Daughter of Time” e “The Singing Sands”), altri tre invece si caratterizzano come Stand-alone Mysteries (“Miss Pym Disposes”, “The Franchise Affair”, “Brat Farrar”). 
Che dire se non: leggetela. 
Cosa troverete: 
  • Un detective gentiluomo molto diverso dalle figure tormentate e oblique che popolano la narrativa di genere degli ultimi anni. Lavoratore instancabile, fedele seguace della giustizia e della verità. Dotato di acuto intelletto e professionalità estrema, gran spirito di osservazione e saldi principi morali, Alan Grant è una persona assennata e prudente, ma non per questo rigida e conformista, anzi. Aperto alle novità, curioso di ciò che lo circonda, in punta di piedi e senza disturbare entra ed esce da mondi diversi senza la pretesa di giungere ad appartenere totalmente ad alcuno, né a esserne accettato ma pronto ad assaporare le bellezze di ognuno ed ad osservarne, imparando dall’esperienza , le pecche e le difformità. 
  • Una serie di comprimari, più o meno abituali, che grazie all’indiscutibile abilità della scrittrice nell’arte teatrale hanno la peculiarità di una rappresentazione di dettaglio: completa, espressiva, convincente. 
  • Un’ambientazione evocativa e vivida, fatta di paesaggi dipinti con olii e carboncini: si va dalla campagna inglese dei piccoli centri urbani, buen ritiro non dell’alta società, mondo che non compete a JTey, ma di quella parte di mondanità intellettuale e artistica (scrittori, pittori, attori, ballerini) a cui l’autrice è legata, e ben conosce, data la sua attività di drammaturga, alle Highlands Scozzesi, tributo alle terre selvagge, luogo natio della scrittrice. 
  • Storie appassionanti (da leggere senza pretesa di immedesimazione, ovviamente), dalla trama ben tesa ed equilibrata – da cui non occorre sempre aspettarsi la forte emozione del delitto in presa diretta – tra vicenda principale (poliziesca) e le varie comprimarie, spesso inserite per alleggerire l’atmosfera, che spaziano finanche all’intrigo sentimentale. 
  • Dialoghi realistici, di chiara impostazione teatrale perché sempre definiti da connotazioni evidentemente sceniche: la descrizione del modo in cui l’interlocutore accavalla le gambe o stringe, compulsivamente, il manico di una tazzina di tè; uno sguardo; la luce del sole al tramonto che colpisce il viso del protagonista. 
  • E soprattutto, quel mondo tutto british, oramai scomparso, di cui è un piacere leggere, e ricordare. 
Nota: per studio ulteriore, mi permetto di rimandarvi all’analisi fotografica di @FNall per quanto riguarda la forma ; per i contenuti, alle puntuali e approfondite osservazioni di Senza Errori di Stumpa (@laClarina).
Buona lettura. 

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