"La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo", di Audrey Niffenegger

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Con avventatezza lo inseriamo qui tra i “libri di viaggio”, perché in realtà il viaggio, benché questa volta si parli di viaggi nel tempo e non nello spazio, è il vero protagonista di questa morbida e raffinata storia d’amore che si dipana dagli anni 60 ai giorni nostri.

Curioso come l’attenzione del lettore sia focalizzata per una volta non tanto su chi viaggia ma su chi resta, spettatore del viaggio che altri intraprendono.

Clare, artista e scultrice di talento, è la moglie di Henry, il primo uomo affetto da “cronoalterazione”, una disfunzione genetica che costringe chi ne è affetto a svanire dal presente, nei momenti più impensati e in maniera del tutto imprevedibile, per catapultarsi nel passato o nel futuro e lì rimanere, per minuti, ore o giorni, confrontandosi con la propria vita futura e passata.
Nel corso dei suoi viaggi, Henry incontra una Clare ancora bambina, si misura con avvenimenti ancora in là da venire, con persone già viste e di cui vorrebbe poter modificare le sorti. Attraversa luoghi diversi, visita persone che dal suo presente sono ormai assenti e altre che dovranno ancora nascere.

Lasciamo da parte ogni analisi tecnica sui viaggi nel tempo – non pensiamo sia intento dell’autrice definire con precisione le problematiche sottese a questa tematica tanto cara alla fantascienza – per analizzare i veri protagonisti del romanzo: Clare, e il tempo che passa.

Il viaggio è in sé movimento, scoperta, invenzione, rivelazione, anche drammatica. Lo abbiamo visto nei due libri precedenti.
Per Clare, invece, il viaggio non è altro che stasi. E’ attesa, è analisi introspettiva, è ansia per un futuro che ha ancora da compiersi e che non sappiamo se si compirà mai. Un ritorno sempre atteso, ma mai annunciato, senza data e senza coscienza. La partenza è improvvisa, incontrollabile, e avviene anche nei momenti più importanti, quelli in cui non vorremmo mai essere lasciati soli.

Da qui, l’importanza dei gesti e delle piccole cose di tutti i giorni. Le piccole cose che aspettano il ritorno insieme a noi e alle quali ci si ancora per combattere la solitudine, l’abbandono, la nostalgia. Il tempo che non passa mai.

Il consiglio è quello di soffermarsi sulle descrizioni, soprattutto delle stagioni e del tempo che cambia, visti attraverso gli occhi di Clare.
L’inverno di Chicago, con la neve e il vento, fatto di divani caldi, tazze di cioccolata, tisane, coperte pesanti e pomeriggi della domenica passati a leggere davanti alla finestra. L’estate torrida della campagna, dei prati e degli insetti. L’autunno dei disegni dei bambini: il cielo dalle sfumature color arancione, gli uccelli migratori, il vento trasparente e freddo del pomeriggio inoltrato, le ombre scure della sera che annunciano il freddo in arrivo.

Tutti i particolari delle descrizioni più riuscite, puntuali ma mai ridondanti, hanno come oggetto ciò di cui si può godere nella propria intimità, in contrapposizione con un esterno “altro”: una bella lettura accompagnata da un disco di qualità, una cena con gli amici più cari, una stanza calda e accogliente a cui si può ritornare. Lo studio di Clare, disseminato di strumenti da disegno, pennelli e colori.
Tutto quello che a Henry è in un certo senso precluso, visto che in maniera del tutto casuale e non prevedibile viene trasportato, nudo e traumatizzato, nei luoghi più impensabili (un vicolo di periferia in una sera freddissima d’inverno, una cantina sotterranea senza uscite di sicurezza, un rifugio di vagabondi da cui Henry viene malmenato), senza la possibilità di portare con sé nulla che lo faccia sentire protetto e a casa – un vestito, gli occhiali, una foto. Neppure l’otturazione inserita in un dente, che sistematicamente viene perduta chissà dove.

Clare è la depositaria di questo segreto, il segreto di poter vivere queste piccole felicità senza interruzione, la capacità di trovare un riparo dall’esterno.

La storia d’amore di Clare e Henry è tutta qui, è la bellezza struggente di vivere le piccole cose di ogni giorno e il silenzio terribile che acquista anche la stanza più bella, dopo che la persona che amiamo l’ha lasciata.

Mai però che Clare si dia per vinta. E’ una donna forte che difende la vita, le sue bellezze e le sue scoperte. Henry è uomo ironico, pungente, a tratti esilarante. Le sue battute taglienti spezzano con cura i momenti di maggior lirismo, evitando che il libro si trasformi in una tragedia cruenta da trasposizione cinematografica.

Un ultima nota: vi invitiamo a seguire i consigli per la lettura (e per l’ascolto musicale) disseminati qua e là.
Libro da lettura medio-veloce, facilitata dall’inusuale sistema di scrittura, che si avvale di un costante punto di vista multiplo graficamente sottolineato nello scorrere dei brevi paragrafi.
Siccome si tratta di una narrazione sviluppata lungo il corso degli anni, l’attenzione è focalizzata sugli eventi (separati anche mesi o anni tra loro, come fotografie). Ogni evento è proposto dal punto di vista di Clare o di Henry (CLARE: o HENRY: a livello grafico) e non mancano i casi in cui sia visto da entrambi, separatamente.
E’ necessario inoltre prestare attenzione alle date: ogni sezione di capitolo, infatti, è evidenziata da una data – e dagli anni che Henry e Clare hanno al momento dell’episodio. Il sistema sembra a prima vista un po’ macchinoso e difficile da seguire, ma così non è. Ci si abitua subito e si rivelerà molto utile per capire le varie connessioni tra il presente, il passato e il futuro dei due protagonisti.

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