#BookPride. Da rifletterci.


Non solo un’esposizione, ha tenuto a sottolineare venerdì pomeriggio Filippo Del Corno, ma un evento in cui:

Un esperimento, quello di #BookPride, che visto il numero dei visitatori e i volumi del venduto pare aver raggiunto lo scopo che l’Osservatorio degli Editori Indipendenti si era proposto nell’organizzarlotornare a offrire adeguata visibilità all’editoria indipendente di qualità (che rappresenta il 30%* del fatturato italiano di segmento) in un momento di evidente crisi del mondo editoriale, riaffermando

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Il tutto in nome del principio della bibliodiversità, l’unico strumento, anche secondo Romano Montroni, che l’industria editoriale ha oggi a disposizione per risalire la china e recuperare le lunghezze perdute.

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Perché se è vero che l’editoria si compone e di prodotti industriali e di prodotti a progetto (“culturali”, li definisce Montroni), è anche vero – e ovvio – che i due mondi non devono escludersi a vicenda ma è necessario che coesistano, perché “assolvono a due compiti differenti”. Il problema, semmai, nasce dalla questione delle grandi concentrazioni, un fenomeno tutto italiano che merita un’attività di monitoraggio costante: 
E’ centrale a questo proposito la figura del libraio che, attraverso lo studio e la formazione continua, deve riappropriarsi del ruolo chiave a garanzia della pluralità dell’offerta al pubblico, smarcandosi dalla posizione di semplice “venditore di spazi” (Pino Tripodi).

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Questioni sulla complessità del panorama editoriale contemporaneo a parte (molti gli interventi recenti in merito, mi permetto di suggerirvi ad esempio la lettura degli ultimi post di Chiara Beretta Mazzotta, qui) lasciamo parlare i numeri e le case editrici:
  • 124* i marchi editoriali che si sono presentati a #bookpride
  • più di 60 gli incontri durante la tre giorni (anzi, due e mezzo) di kermesse*
  • circa 20.000 gli ingressi con una media di acquisto di un volume a persona*
Punti di forza dell’evento, come sottolineato dal pubblico e dagli organizzatori stessi, la possibilità di un confronto diretto con gli editori, quasi tutti presenti in prima persona, e la comodità di reperire titoli non sempre disponibili all’interno delle librerie di catena, nonché la caratura degli ospiti che si sono avvicendati “nei vari dibattiti, atelier professionali, presentazioni che hanno accompagnato la Fiera e che per la maggior parte hanno registrato il tutto esaurito”*.

“Siamo molto soddisfatti sia per la partecipazione davvero calorosa del pubblico che per i dati di vendita (…) Esperienza da ripetere”

Mi raccontano via Twitter i gentilissimi ObarraO Edizioni che per quanto riguarda i dati di vendita si sono assestati, in soli due giorni, su numeri non molto distanti da quelli raggiunti in altre manifestazioni quale ad esempio Più libri Più liberi.

Entusiasmo anche dall’ufficio stampa di SUR:
“La risposta in termini di vendita è stata molto buona, così come l’affluenza, tanti lettori forti e affezionati sono venuti a fare scorte di novità e diversi curiosi  ci hanno conosciuto a BookPride. I più venduti della fiera: <> di Julio Cortázar, <> di Roberto Arlt e <> di Alan Pauls”
Commenti dello stesso tenore da Ensemble e DelVecchio. E ne attendo ancora altri che sarà mia cura inserire qui in aggiornamento.

Dal punto di vista dell’affluenza, è innegabile che #Bookpride abbia raccolto un pubblico colto e consapevole – e per altro anche di giovane età.

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Sicuramente tanto ha fatto – è vero – l’animo milanese, che di suo solitamente affronta le offerte culturali proposte dalla città, a partire da quelle per l’infanzia, con spirito di iniziativa e curiosità intellettuale (specie se, come diceva Charlie Brown, sono gite che si concludono prima di mezzogiorno) ma il merito va indiscutibilmente alle caratteristiche uniche di un evento così particolare

Pomeriggio milanese
(come diceva quello là, che ogni tanto il cielo
di Milano è così bello, quando è bello)

    La misura, prima di tutto. L’ambiente contenuto e sobrio, ad esempio, ha molto limitato l’effetto di sovrastimolazione multisensoriale che purtroppo sta invece diventando tipico di certe altre manifestazioni dello stesso settore. Una location, quella dei Frigoriferi Milanesi, che per la validità dell’agenda e per l’accessibilità è da diverso tempo una delle mete preferite dal milanese interessato a proposte culturali particolari e appunto a misura.


    La qualità. Se l’industria editoriale ha la necessità di ritrovare se stessa e i lettori persi lungo la strada, nessun dubbio di come questo sia il sentiero da percorrere. Offrire al consumatore, prima dei prodotti stessi il cui acquisto verrà poi di conseguenza, un ambiente sereno e a misura di lettore (anche nella gratuità dell’ingresso) in cui l’utente possa muoversi in completa autonomia (sì, basta mappe a lenzuolo e “voi siete qui”, vi prego, non stiamo partecipando a una puntata di Passaggio a Nord Ovest) finalmente libero dal pensiero di dover decidere
    da solo se uno stand sia meritevole di attenzione oppure no districandosi tra più o meno sedicenti “stampatori”, perché conscio di aver appena messo piede in un luogo di cultura all’interno del quale ogni attore (dall’editore all’organizzatore, dagli ospiti dei vari panels agli utenti) condivide il medesimo proponimento

    “un progetto di ampio respiro che unisce editori e operatori culturali indipendenti in una rete di cooperazione, alla ricerca di nuovi strumenti per promuovere la lettura e difendere il pluralismo culturale”*.

    *** 

    A questo post ne seguiranno altri, poi, dedicati nello specifico agli acquisti e alle chiacchiere con gli editori (foto incluse).

     * fonte: press release BookPride

    Grazie a tutti e buona lettura 🙂

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