Del perché nessuno stronca i libri brutti – riflessione di Giovanni Turi

Nei giorni scorsi si è aperto un dibattito interessante a seguito del post di Giovanni Turi (@Vitadaeditor) “Perché nessuno stronca i libri brutti?”. Un quesito importante, che porta con sé molteplici riflessioni come ben documentato nella pagina di Nazione Indiana che l’ha subito ripreso (qui anche il link alla pagina Facebook dell’autore).


A proposito dei “blogger”, ecco quanto scrive GTuri:

“Insomma, sulla presunta critica ufficiale non si può fare affidamento e sui blogger, allora? Ancor meno. Tralasciamo coloro i cui “articoli” sarebbero imbarazzanti anche su un giornalino scolastico e concentriamoci sui recensori più o meno in grado di stabilire il valore di un’opera (al di là di quelli che possono essere i propri gusti) e di argomentare a riguardo con proposizioni di senso compiuto. Ebbene, anche costoro difficilmente stroncano un libro pur se pessimo o mediocre, tendono ad accentuarne gli aspetti originali e interessanti piuttosto che le debolezze, al massimo si astengono dallo scriverne. Tutto ciò per diverse ragioni:

  1. In molti casi, anche loro hanno un qualche rapporto con un editore (o ambiscono ad averlo)
  2. Se hanno richiesto alla casa editrice un’opera (o meglio ancora gli è stata spedita per iniziativa dell’ufficio stampa) e poi la denigrano, quando lo stesso marchio pubblicherà un volume di loro interesse gli toccherà comprarlo e, si sa, in tempo di crisi… 
  3. Qualsiasi blogger ha tra i suoi obbiettivi primari quello di raggiungere un numero di lettori sempre più ampio e la maggior parte delle visite ai siti internet arriva tramite i social network: a condividere una stroncatura sarà presumibilmente soltanto lui (anche i sodali e coloro che ne apprezzano il giudizio al più si limiteranno a un like); una recensione positiva verrà invece per lo meno linkata anche sui profili social della casa editrice, che contano migliaia di followers, e – se in vita e al passo coi tempi – anche dall’autore del volume in oggetto e di conseguenza dai suoi fans
  4. Tutti gli scrittori hanno le proprie conventicole, pronte a screditare-bannare-spammare chiunque osi mettere in discussione il valore assoluto della produzione del loro protetto e la realtà virtuale permette tempi e modi di reazione punitivi e immediati” 

Avevo piacere a riportare su ADC anche il mio maldestro intervento, che fa seguito a quello, ben più felice, di altri. Non che io ami l’autocitazione: è che mi preme ancora una volta sottolineare le linee guida che animano questo spazio web (le trovate comunque qui – e se ne era parlato anche qui) e ringrazio Giovanni Turi per l’opportunità che mi ha offerto.
“In molti casi, anche loro (ndr: i bloggers) hanno un qualche rapporto con un editore (o ambiscono ad averlo)” 

Risposta: Punto uno: uhm no, non sono uno di quei casi. (Punto due, il tra parentesi: Mah, Ni. Che tipo di “rapporto professionale” con l’editore? Non è che “ambisco” a tutto e pure indiscriminatamente, arrivata ad una certa età anagrafica e professionale, e in merito tengo fede a un mio preciso codice deontologico)

“Se hanno richiesto alla casa editrice un’opera (o meglio ancora gli è stata spedita per iniziativa dell’ufficio stampa) e poi la denigrano, quando lo stesso marchio pubblicherà un volume di loro interesse gli toccherà comprarlo e, si sa, in tempo di crisi…” 

Risposta: mai chiesto nulla a nessuno. E’ capitato che agli albori del blog mi mandassero qualcosa (ADC è nato alla fine del 2009). Ci ho provato un paio di volte, ho scoperto che non faceva per me. Ho smesso. Quello che mi interessa lo compero o lo prendo a prestito in biblioteca. Mai domandato “pass stampa” per alcuna kermesse letteraria e gli ingressi a tutto ciò a cui voglio assistere me li pago da sola. 

“Qualsiasi blogger ha tra i suoi obbiettivi primari quello di raggiungere un numero di lettori sempre più ampio e la maggior parte delle visite ai siti internet arriva tramite i social network (…)” 

Risposta: Ni. Mi fa piacere sapere che tante persone seguono il mio account ma non sto lì a conteggiare i followers. Se qualcuno mi segue, spero sia perché trova interessante quello che dico. Non arriverò mai a cifre esagerate? Pazienza: continuerò a dare il meglio per i fedelissimi e continuerò a imparare, per migliorarmi. (E poi non sono così convinta che se scrivessi qualcosa di negativo – ben fatto – avrei per forza e sempre pochi “like”… ) 

“Tutti gli scrittori hanno le proprie conventicole, pronte a screditare-bannare-spammare (…)” 

Risposta: se lo dice Lei, ci credo. E me ne farò una ragione.

Ma la verità è solo una, piccola, banale e priva di qualsiasi dietrologia: siccome il mio blog è nato per diletto, e deve rimanere tale, allora credo sia più produttivo per me e per le persone che mi seguono occuparsi, in quel poco tempo libero consentito dalla vita adulta, delle cose che piacciono o che sono piaciute piuttosto che spendere energie a rimuginare su quel che di scarsamente interessante c’è attorno a noi. 

Se devo pensare al blog letterario come a un incubatore di cultura, preferisco alimentare il senso critico dei “miei lettori” attraverso un processo di rinforzo positivo. Poi ognuno svilupperà il proprio senso critico e si farà la propria idea. A me nessuno ha mai imposto il diktat della non-lettura e comunque, da diversi anni ormai, non mi capita più di comperare libri brutti. Se per caso, cominciandone uno, mi rendo conto dell’errore, sa cosa faccio? Esercito uno dei diritti fondamentali del lettore: lo chiudo e non lo apro più (sempre per la solita questione: la vita è una, perdere tempo dietro a certe questioni è sostanzialmente improduttivo, e pure di una noia mortale, a volte)


A tal proposito mi permetto di sottolineare il post di UnaLettrice che spiega bene, da addetta ai lavori qual è, il meccanismo di selezione nella scelta dell’opera da proporre sul blog (citando anche, tra le varie motivazioni, le impressionanti cifre relative all’editoria italiana – leggere per credere).


Nota a margine, chi frequenta ADC sa che di vere e proprie recensioni, sul blog, ce ne sono poche. Si tratta più che altro di schede di lettura, come scritto tempo fa. Le opere consigliate sono meritevoli di essere lette – chiaro, a personalissimo giudizio – ma non è detto che siano “libri belli” tout court , e spesso i difetti non sono taciuti (si veda il post su “Il Cardellino” di Donna Tartt, per esempio, solo per citarne uno tra gli ultimi pubblicati).


Grazie ancora per l’attenzione.

Un pensiero su “Del perché nessuno stronca i libri brutti – riflessione di Giovanni Turi

  1. Avevo partecipato anch'io a quella conversazione, sottolineando come, secondo me, spesso si spacci un commento negativo molto ingenuo e elementare con una stroncatura; ma la verità è che non tutti possono permettersi una stroncatura, non tutti ne hanno l'indole. Io ad esempio non ce l'ho.
    Come te faccio già una grande selezione in partenza, quindi le delusioni sono limitate; come te faccio del mio blog il mio spazio personale e mi piace che sia riempito di bei ricordi e non di critiche negative e provocazioni. Perché è anche vero che spesso le stroncature servono solo a fare polemiche ed ottenere più visualizzazioni.

    Mi piace

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