"L’uomo di Marte", di Andy Weir

Il signore dall’aria simpatica che vedete nella foto qui sotto si chiama Andy Weir. Californiano di nascita, fin da ragazzo ha sempre lavorato come software engineer per marchi noti, come AOL o Blizzard; figlio di un fisico delle particelle, è cresciuto cibandosi di 1960s science fiction e, come recita la sua biografia on line:
 
He is also a lifelong space nerd and a devoted hobbyist of subjects like relativistic physics, orbital mechanics, and the history of manned spaceflight.
 
Dunque accade che due anni fa Weir, stanco di proporre il proprio manoscritto – una science fiction ambientata su Marte, che aveva iniziato a scrivere nel 2009 e che gli aveva richiesto tre anni di lavoro – a case editrici e agenti letterari da cui sistematicamente veniva rimbalzato (poi capiremo il perché),  piuttosto che continuare nel tentativo attraverso l’editoria tradizionale decide di divulgarlo on line e gratuitamente sul proprio sito web, seguendo un format seriale a capitoli.
 

Poi, su consiglio di alcuni fans che desideravano avere a disposizione una versione off-line per ereader, Weir si risolve a pubblicare “The Martian” su Amazon al costo di 99cent, il prezzo più basso offerto dal colosso di Seattle. Risultato: “The Martian” scala le classifiche di vendita posizionandosi ai primi posti tra i bestsellers di genere science-fiction e Amazon ne vende 35mila copie in tre mesi. Il resto è presto detto: Weir firma un contratto con un agente letterario e l’opera esce in cartaceo per Crown Publishing nel Febbraio di quest’anno. A metà Marzo, “The Martian” figura tra i primi 15 hardcover bestsellers nella classifica del NYTimeCome si sa, i diritti cinematografici sono stati opzionati da Twentieth Century Fox che pare aver già ingaggiato come screenwriter addirittura Drew Goddard (sì, proprio quello di “Cloverfierld”).

 
Sicché parliamo di #selfpublishing, di quelli puri per altro, che – come regola vuole – sono figli di generi letterari ben precisi tra cui quello principe della science-fiction. E il perché di un successo così dirompente lo spiega bene la stampa americana che nelle pagine culturali e di entertainment si è occupata della faccenda:

Contemporary science fiction is so full of aliens, zombies and apocalypses, the science sometimes gets lost amid the fiction — which may help to explain why Andy Weir’s “The Martian” stands out in the crowd. Weir’s novel, a gripping tale of survival in space, harkens back to the early days of science fiction by masters such as Robert Heinlein, Isaac Asimov and Arthur C. Clarke – authors Weir has revered since he was a young reader. (Georgia Rowe, MercuryNews, 10/03/2014)

La missione Ares3, terza spedizione della NASA su Marte, non è andata come da protocollo. Nei giorni successivi all’atterraggio il campo base è devastato da una terribile tempesta di sabbia con venti a oltre 170km orari: i danni strutturali sono ingenti, Huston dà ordine di abortire e l’equipaggio è costretto a ritirarsi in direzione della navicella “Hermes” per rientrare precipitosamente sulla Terra. Durante questo breve tragitto, l’astronauta Mark Watney, ingegnere e botanico, viene colpito da alcuni detriti ed è scaraventato a decine di metri di distanza dal gruppo. I compagni lo cercano per qualche minuto ma a causa delle condizioni atmosferiche proibitive devono desistere e lasciare il pianeta. Mark Watney è dichiarato disperso, e poi morto. 
Inizia così l’avventura di questo novello Robinson Crusoe – chiaramente Watney morto non è – che deve impiegare tutte le energie e le proprie conoscenze scientifiche in questa curiosa e avvincente lotta per la sopravvivenza, unico abitante di un pianeta sconfinato. Nessun deus ex-machina quindi, preparatevi: niente omini verdi, niente catastrofi postatomiche, niente virus assassini. Soltanto un Uomo che, in solitaria, si misura con se stesso, con le proprie paure e le proprie risorse. Di più, sulla trama, non si può anticipare.
 
Si diceva, Weir ha impiegato tre anni per completare la stesura: questo perché di scienza, in “The Martian” ce n’è molta, pagine e pagine: da come recuperare l’indispensabile ossigeno al modo in cui garantirsi il quotidiano fabbisogno nutrizionale. Ed è tutto, a quanto pare, assolutamente verosimile (sì, ero scettica; e sì, mi sono documentata). 

“The more I worked on it, the more I realized I had accidentally spent my life researching for this story. Early on, I decided that I would be as scientifically accurate as possible. To a nerd like me, working out all the math and physics for Mark’s problems and solutions was fun”

“The basic structure of the Mars program in the book is very similar to a plan called “Mars Direct” (though I made changes here and there). It’s the most likely way that we will have our first Mars mission in real life. All the facts about Mars are accurate, as well as the physics of space travel the story presents. I even calculated the various orbital paths involved in the story, which required me to write my own software to track constant-thrust trajectories” (http://www.andyweirauthor.com/books/the-martian-hc)

La struttura a diario, con narrazione in prima persona (salvo alcuni punti che non è possibile svelare qui), regge questo tipo di impianto narrativo e permette uno stile divulgativo agile e coinvolgente, sostenuto in primis da una scelta azzeccata e intuitiva: puntare tutto sul temperamento dell’astronauta Watney, che è sì uomo di scienza ma che proprio non rinuncia a ricoprire il ruolo di anima della festa. Caciarone, sboccato quando occorre e quando non esserlo sarebbe stato veramente poco credibile, dotato di un pervicace sense of humor, ci diverte con il suo sarcasmo ai limiti del politically correct mentre affronta le sue sfighe quotidiane da uomo quasi comune. 
 
(Nota a margine: impianto narrativo a diario e personalità del protagonista, ecco spiegato l’interesse delle Major cinematografiche. Per altro, il fatto che il pubblico [US] si sia interessato – differentemente dall’editoria tradizionale – a questo esperimento di fiction scientifico-divulgativa la dice innegabilmente lunga su diversi aspetti relativi a tutta la filiera editoriale e sulle conseguenze che può avere un’analisi solo presunta del target di riferimento).
 
Bell’esempio di lettura di intrattenimento e insindacabile page-turner, ha il merito di stimolare riflessioni interessanti, che arrivano in quantità: su tutte, il rapporto dell’Uomo con la Natura, il Cosmo e quel desiderio di avventura e scoperta che sempre ha caratterizzato la Storia dell’Umanità. Marte veglia sui sonni di Watney: un respiro lungo di sabbie millenarie, ostili ma mai crudeli o vendicative: semplicemente Terre Selvagge, da scoprire, da difendere, da rispettare.
 
Buona lettura 🙂
 
ps. la bibliografia (US) è disponibile su richiesta; vi invito anche a dare un’occhiata alla reader’s guide disponibile sul sito dell’autore. Puro stile US highschool, ma funziona.

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