"Shiver", di Maggie Stiefvater

Di “Shiver” – lettura antica ormai (questo volume, capofila della Wolves of Mercy Falls Trilogy, risale al 2010) – prima prova letteraria di impatto della brava novelist statunitense Maggie Stiefvater, s’è raccontato ovviamente già molto, dato il tempo di permanenza sugli scaffali delle librerie e il successo ricevuto da pubblico e critica. 

E’ tuttavia uno di quei lavori dalla coda lunga, che emergono rari dal mucchio e che senza tanti clamori, men che meno quelli di sapore hollywoodiano, resistono nel tempo conquistandosi una serie di ammiratori e di elogi pressoché infinita e durevole sia per quanto concerne i mesi se non addirittura gli anni di presenza nelle classifiche generaliste e in quelle di segmento, sia per la continua citazione dell’opera stessa nei blog a tema urban fantasy e sui siti di social reading; e a questo proposito non si può non citare il neonato The Book Girls, bel blog, tutto made in Italy, riservato alla narrativa YA, che proprio “Shiver” raccomanda in uno degli ultimi post.

ADC come si sa non si occupa frequentemente di YA, non perché non consideri meritevole questo tipo di lettura ma semplicemente perché gli interessi personali vertono più sulla literary fiction e non sulla narrativa di genere che per altro, per certe nicchie come per esempio quella che The WMFT va a coprire, è di natura spesso serialeEppure questa bella novella poetica ed evocativa, che rientra prettamente nel sottogruppo paranormal romance della letteratura YA, funziona bene – ed è così che noi qui la si è letta – anche come stand-alone story. Punti a favore: un’ottima scrittura, varia, armonica ed equilibrata sia nel lessico sia nella struttura, una tramadelicata, intelligente e ben disposta grazie al punto di vista interno, multiplo e alternato e fornita di un finale dirompente; infine, la caratterizzazione dei personaggi che forse più di tutto – specie per antitesi con “quell’altra” serie di opere YA/paranormal aventi per soggetto licantropi, ragazze e vampiri (si, proprio “quella”) pubblicata quasi esattamente nello stesso periodo – ha scolpito nella memoria del lettori un’esperienza suggestiva e indelebile.

La storia di Grace e Sam è il racconto di un amore acerbo, vellutato e fragile come solo possono essere i sentimenti adolescenziali.
Grace, sedicenne molto lontana dall’immagine di una certa femminilità succube e lievemente disturbata che ha fatto ultimamente capolino in svariate opere appartenenti al medesimo genere narrativo (vedi sopra), è una ragazza allegra e ben integrata nel contesto sociale in cui vive. Ha due amiche per la pelle e frequenta con profitto la high school della cittadina di Mercy Falls (Minnesota); le piace la buona musica e non disdegna caffeina e cibi ipercalorici, che cucina personalmente tra profumi di cannella, zenzero, burro e sale, spesso in compagnia delle amiche.
Di carattere è tuttavia un po’ riservata e spesso capita, specie di inverno, che al chiasso delle combriccole preferisca la veranda di casa che si affaccia direttamente sul bosco ai limiti della città. Grace infatti nasconde un segreto: da piccola è stata rapita e morsa da un branco di lupi e da quel giorno nulla per lei è stato come prima.

Sam, invece, è un diciottenne schivo, alto e dinoccolato, saldo e consapevole di sé ma assai distante dallo stereotipo del macho tutto muscoli e anacronistiche certezze a cui, parimenti, qualcuno voleva abituarci. D’estate lavora in una libreria piena di carta, polvere e sole e passa il tempo libero suonando la chitarra e leggendo poesie (Rilke il suo preferito); d’inverno vive nel profondo della foresta, perché anche Sam condivide la stessa sorte di Grace: morso da piccolo da un licantropo, nella stagione estiva con l’avanzata del caldo assume forma umana e poi, al calare del ghiaccio, riprende le sembianze di lupo (affascinante la titolazione di ogni capitolo: i gradi centigradi della temperatura esterna, naturalmente sempre in ribasso) . Fin da quanto era piccola Grace osserva da lontano il bel lupo scuro con gli occhi gialli fare capolino dal limitare del bosco, da anni ne ascolta gli ululati che le inquietano il sonno ma di cui, per uno strano incantesimo, non potrebbe fare a meno; da anni Sam siede nella neve, protetto appena dagli ultimi alberi radi che segnano la fine del suo territorio, e aspetta Grace, guardando fisso verso di lei: quando infine un drammatico imprevisto li pone uno di fronte all’altra, per la prima volta nelle medesime sembianze umane, è come se un puzzle, diviso in mille pezzi da molto tempo, si ricomponesse per magia.
Tuttavia il tempo a disposizione di Sam per vivere tra gli umani sta volgendo al termine: la trasformazione permanente in lupo è vicina, il suo ritorno alla forma umana avviene sempre più tardi durante la stagione estiva e dura sempre meno.

Ciò che affascina dell’amore impossibile (poi, se così impossibile sarà, questo ovviamente è top secret) tra Sam e Grace è lo struggente desiderio di entrambi di vivere nella più completa e umana normalità: serate passate a guardare un film sul divano, a cena fuori, a chiacchierare tra buoni amici, nell’intimità della coppia (e il sesso prima del matrimonio non è peccato, basta che sia consapevole!); umana normalità che si declina anche, e soprattutto, nell’impegno costante a scuola e nel lavoro.
La vita della provincia americana è descritta nella sua realtà talvolta asfissiante e monotona, tuttavia mai demonizzata. I rapporti con i rispettivi genitori sono spesso difficili ma le colpe quasi sempre attribuibili agli adulti (con lucida autoanalisi: la scrittrice ha due figli), spesso vittime di quell’american dream & way of life che se ha dato modo agli US di diventare una potenza mondiale ha anche distrutto parte delle responsabilità educative che di fatto dovrebbero appartenere alle figure parentali.
La costituzione di una famiglia elettiva che prenda il posto di quella tradizionale è desiderio profondo di tutti i protagonisti (per Sam il branco dei lupi, per Grace le amiche predilette, per entrambi la vita in comune con la persona amata), assieme a un’altra, importantissima necessità: costruirsi concretamente il mondo in cui vivere il proprio futuro. Che non è un mondo fantastico e post-mortem in cui ogni aspetto dell’essere umano venga cancellato in nome di una atarassia senza confini né di tempo né di spazio, ma è la realtà concreta ed emozionante dell’esistenza umana.

**
Note a margine: 
  • il fatto che in un video, pubblicato sul suo web, Maggie Stiefvater stessa abbia motivato il finale aperto della trilogia (attenzione: contiene spoiler!) e in varie interviste giustifichi il suo diniego verso le opzioni cinematografiche dell’opera che pure le erano state offerte non fa che alimentare la stima nei confronti di questa brava e intelligente scrittrice contemporanea
  • Il talento della Stiefvater si esplica anche nel ritmo cadenzato e composito dello stile, ma non solo: musicista di professione (suona l’arpa celtica e altri strumenti), riversa questa sua inclinazione nelle interessanti parti poetiche che frequentemente inserisce nel testo, tutte afferenti a Sam e al suo estro artistico nel comporre versi e canzoni (e che si apprezzano sia lette nella fluida traduzione di Mari Accardi, sia in lingua originale)

“It’s summer when she smiles, I’m laughing like a child,
It’s the summer of our lives; we’ll contain it for a while / 
She holds the heat, the breeze of summer in the circle of her hand / I’d be happy with this summer if it’s all we ever had”


Soundtrack: Spotify, Late Night Reading Playlist. Video: Helios, Coast off.


Buona lettura 🙂

2 pensieri su “"Shiver", di Maggie Stiefvater

  1. Anche io non leggo molto spesso libri etichettati YA, ma questo è uno di quei titoli che, in effetti, ha sempre suscitato la mia curiosità (per le varie e ottime opinioni che ho trovato online, cui ora si aggiunge anche la tua). Prima o poi credo proprio che lo leggerò.

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  2. Ciao Camilla grazie per il commento!
    Alla fine ho letto anche gli altri due per dovere di cronaca 😀 però devo dire onestamente che il primo libro è quello che mi ha colpita di più. E' una storia agrodolce dal finale a mio parere stupefacente. Capisco la necessità della serialità (che io non amo molto) ma Shiver è un racconto delicatissimo che avrebbe potuto tranquillamente vivere di vita propria. Grazie per essere passata da qui e …buona lettura 🙂
    ADC

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