"Germania anni dieci", di Gunter Wallraff

Gunter Wallraff (Burscheid 1942) è giornalista e scrittore tedesco, noto a livello internazionale per i suoi reportage basati per la maggior parte sul metodo della notizia di prima mano ricavata da un’esperienza sotto copertura.
Figlio di un meccanico della Ford, appassionato di scrittura e giornalismo fin da ragazzo, operaio in gioventù e attivista politico – subì anche la reclusione in Grecia tra il 1974 e il 1976 – cominciò presto ad interessarsi al mondo del servizio di inchiesta testimoniando a soli vent’anni le difficili condizioni di lavoro degli operai della fabbrica ThyssenKrupp presso cui lavorava e raggiungendo poi la notorietà a seguito della pubblicazione di queste inchieste. 

Da qui, un escalation di narrazioni di impegno sociale e politico – sempre ottenute dall’esperienza diretta sotto copertura – volte a documentare alcune delle più difficili realtà professionali del Paese.
Si va dall’inchiesta Bild-Zeitung, nota rivista scandalistica che, secondo la testimonianza del giornalista, adottava metodi discutibili per ottenere il materiale desiderato, che poi veniva per altro pubblicato in maniera volutamente distorta, all’incredibile reportage “Faccia da turco” – divenuto un testo di valore internazionale – che riferisce dei due anni trascorsi alle dipendenze di un McDonald’s prima e poi della stessa Thyssen sotto il camuffamento di un emigrato turco.
Nel volume “Notizie dal migliore dei mondi” sono raccolte invece alcune delle inchieste a sfondo prettamente sociale (condizione degli immigrati, verifica delle realtà assistenziali di emergenza per senzatetto etc) che Wallraff realizzò per il settimanale Die Zeit a partire dal 2007.

In questo “Germania anni dieci” sono raccolte cinque storie di “ordinario malcostume tedesco” in fatto di lavoro e politiche sociali ad esso collegate. Wallraff, fattosi assumere come operaio (mentendo sulla sua età – da 70 a 50 anni – senza che nessuno si prendesse la briga di controllare seriamente documenti e referenze) presso un panificio industriale fornitore del colosso Lidl, testimonia una realtà disperata fatta di stipendi minimi, precarie condizioni igieniche, inesistenti misure di sicurezza tra esalazioni tossiche, piastre bollenti e panini ammuffiti. Medesima realtà ritratta ascoltando le numerose rivelazioni, anonime e no, dei dipendenti (baristas e Store Managers) degli Starbucksnazionali, vittime di turni h0-24 non stop (con relativo “pisolino” tra i sacchi del caffè nel momento in cui, in barba alle norme vigenti, non ci sia il tempo per tornare a casa) e mobbing aziendale nel caso di assenza per malattia o infortunio. Altro livello professionale ma identica condizione di sudditanza pratica e psicologica per i dirigenti delle ferrovie statali tedesche, o meglio per quelli tra loro non allineati con la recente politica di estrema espansione adottata attraverso la privatizzazione e l’esternalizzazione dei servizi core e delle infrastrutture, messa in atto dagli amministratori delegati e dal CDA di gruppo: si va dal mobbing professionale e personale (ottenuto anche attraverso lo spionaggio di emails e pc), alle minacce, ai demansionamenti. E su tutto, i ritardi sempre più frequenti – e gli incidenti, anche gravi – di cui sono vittime le migliaia di ignari (?) passeggeri che ogni giorno salgono su un treno DB o su un convoglio della metropolitana. Per non parlare del capitolo riservato al corriere GLS, i cui autisti, tra cui l’infiltrato Wallraff, assunti spesso attraverso subappalti in odore di criminalità, conservano nel cruscotto dei fatiscenti furgoni che sono costretti a guidare (e che lanciano a velocità folli lungo tutte le strade del Paese) casse intere di energy drinks e analgesici senza i quali non riuscirebbero a sostenere il peso psicologico e fisico di 15 ore di turni ininterrotti.

“Tutto quello che i colleghi in questo periodo mi hanno raccontato, la devastazione di corpo e anima che questo lavoro gli ha provocato… Credevo che dal primo capitalismo in poi cose del genere non esistessero più, o che si verificassero solo in quei continenti che noi definiamo <>” (p175: “Il Fardello dell’altro – autista e fattorino per il corriere GLS”)

Una Germania inedita, dunque, lontana dallo stereotipo di buona condotta a cui siamo stati abituati: perché se è vero che – ma altri dati sembrano smentire i comunicati ufficiali – il tasso della disoccupazione teutonica è il più basso di sempre e i numeri della produttività sfiorano il massimo europeo, è anche ormai assodato che l’obolo pagato per ottenere simili risultati ha la forma dei mini-jobs (lavori con uno stipendio massimo di 450eu/mese e con un monte ore – teorico naturalmente – di 15/week), del subappalto in mano a criminalità più o meno organizzata, di condizioni di lavoro precarie non solo dal punto di vista contrattuale ma anche da quello della sicurezza, dell’igiene e di stipendi medi che si aggirano sulla cifra limite di 4-5eu/h.

Realtà che Gunter Walgraff testimonia con lucidità e coerenza, certificate proprio dal metodo utilizzato, quello dell’esposizione in prima persona, che ne garantisce la veridicità. Un giornalista d’assalto che tuttavia, mantenendo il piglio del letterato, mai scade né in un facile paternalismo né in uno scontato populismo legato con filo doppio a contesti eccessivamente politicizzati – e da show televisivo.

Buona lettura 🙂

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