"Venti corpi nella neve", di Giuliano Pasini

L’estate sa di giallo. E di inverno, neve e tempesta sull’Appennino emiliano tra nebbia e sassi, case antiche e vecchie storie mai dimenticate.

Giuliano Pasini è l’autore di questo “Venti corpi nella neve”, uscito già l’anno scorso in ebook con il titolo “La giustizia dei martiri”, una delle 30 opere vincitrici della prima edizione del torneo letterario “Io Scrittore” promosso dal Gruppo Editoriale Mauri-Spagnol. 
Caratteristica peculiare di quello che è divenuto uno dei più noti concorsi web del settore è la modalità di partecipazione dei concorrenti, che ricoprono il doppio ruolo di autori e critici: sono sempre solo i partecipanti a definire la classifica (due manches e una graduatoria finale) e di conseguenza i vincitori. 
L’iscrizione al torneo è gratuita e in palio v’è la pubblicazione in formato ebook per le prime 30 opere ed edizione cartacea per le prime classificate.

Ecco uno stralcio dell’interessante pagina di presentazione del torneo.

“È passato un altro anno e una nuova, fortunata edizione del torneo letterario IoScrittore si è conclusa, (…) dimostrando una volta di più la validità di una formula di scouting innovativa, democratica e al tempo stesso attenta alla qualità delle storie, un’alternativa al self-publishing, così in voga di questi tempi quanto sotto osservazione. Il claim del torneo letterario IoScrittore non vuole infatti essere “Se l’hai scritto, va stampato” quanto piuttosto “Se l’hai scritto, va valutato”. È la logica di un torneo completamente gratuito che garantisce la piena libertà degli autori.

Con questa iniziativa il Gruppo editoriale Mauri Spagnol intende rilanciare una competizione paritaria affidata alla rete che dia nuovamente luogo a una forte comunità di lettori e di scrittori in grado di dar vita a una sfida letteraria democratica e appassionata. La scommessa ancora una volta è che siano gli autori, nei panni di lettori, ad avere l’ultima parola.

Ambientato sull’Appennino emiliano tra Modena e Bologna a metà degli anni novanta, il noir risponde a ben precisi canoni di genere, che siamo felici di ritrovare, limpidi e chiari nei dettagli e nella struttura. Intreccia infatti le vicende personali del poliziotto Roberto Serra, tormentato da un passato angoscioso e vittima di un presente professionale e sentimentale drammatico, a quelle corali della gente del borgo di Case Rosse, comunità ancora scossa dalle vicende dolorose e tragiche ivi accadute durante il secondo conflitto mondiale. Proprio a questi accadimenti si fa riferimento in entrambi i titoli, che rimandano alle numerosi “stragi minori” fatte di lotte partigiane e rappresaglie nazifasciste che insanguinarono diversi paesi dell’area appenninica tra il 1944 e il ‘45.

La trama, lineare, appoggia su una struttura equilibrata – il buon ritmo è scandito dai capitoli che, a seconda dell’oggetto narrativo, variano di lunghezza e alternanza sempre ben tesa tra dialogo e parte descrittiva – e su una scrittura agile e secca, che riduce aggettivazione e ipotassi al minimo. Il legame con la letteratura di genere viene mantenuto sempre chiaro e forte evitando (abilmente) il rischio di scivolare nel temibile gorgo della fiction ad uso e consumo cinematografico.


Capodanno 1995: su un pianoro poco distante dal borgo di Case Rosse, piccolo paese arroccato sulle pendici dell’Appennino tra Modena e Bologna, ai piedi di una stele funeraria a ricordo di alcuni martiri caduti in guerra vengono ritrovati tre corpi, una famiglia orribilmente distrutta. Ad indagare, l’investigatore Serra, che ricopre il ruolo di sostituto commissario nel piccolo paese e che dovrà confrontarsi non soltanto con la strage appena scoperta ma anche, e soprattutto, con i fantasmi di un passato drammatico con cui il borgo di Case Rosse ancora non ha trovato modo di fare pace.


I personaggi sono presentati con destrezza e abilità narrativa attraverso un’attenta selezione dei dettagli e limando la parte descrittiva sino ad ottenere un mix perfetto che, pur guidando il lettore nella giusta direzione, lo lascia libero di sviluppare le proprie doti immaginative creando da sé volti, luoghi e ambientazioni – che nella descrizione secca e precisa di GPasini risultano dipinte a tratti precisi, di acquerello ben teso, e particolarmente evocative. Si pensi alla piazza principale del borgo, avvolta dalla nebbia e illuminata a stento da qualche lume giallo e dalle luci fioche che provengono dalle vetrine dei pochi esercizi commerciali che affacciano sull’acciottolato e sulla statua dell’angelo della morte, vendicatore dei martiri caduti in guerra, a dominare, con il suo nero profondo, l’antico quadrilatero.


Nonostante gli evidenti influssi della narrativa straniera, da Connely a Larsson, “Venti corpi nella neve” è un noir dalle profonde radici italiane, fortemente contestualizzato e caratterizzato nei particolari (evidente la cura bibliografica sottesa alla narrazione). L’opera paga certamente quel debito che l’autore, come dichiarato nelle numerose interviste, dichiarava di avere da una parte con la propria famiglia, anch’essa in qualche modo vittima delle “stragi minori” avvenute nell’ultimo anno di guerra – nel timore che la morte dei protagonisti e lo scorrere del tempo possano portare ad una riscrittura della storia poco veritiera; dall’altra con la propria terra di origine, che l’autore definisce concretamente attraverso le descrizioni paesaggistiche, le tradizioni culinarie e l’uso delle varianti regionali della lingua.


Un romanzo di esordio vivo e brillante, acuto. Autoconclusivo nella narrazione, strizza tuttavia l’occhio a un sequel che speriamo non tardi ad arrivare.

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