"Matched", di Allie Condie

More about Matched Ebbene sì, questa volta parleremo di Young Adult, genere letterario che vuoi per età anagrafica vuoi per temi narrativi non si annovera (o meglio, non riesce ad annoverarsi, mica lo scartiamo noi a priori) tra le nostre letture quotidiane. 
La “proposta” (poi si capirà il perché delle virgolette) è arrivata dal’amica Miriam, che, rimembrando i suoi fasti passati di cultrice delle Lettere, domenica scorsa mi ha apostrofato con un Γνῶθι σεαυτόν (gnôthi seautón) così imperativo da non consentire dibattito alcuno. 
Ovvero, cosa rispondere se la tua primogenita 13enne sfoglia “Matched” in libreria e ti dice che sì, è quello, il libro che vorrebbe in regalo. 
Secondo il vecchio adagio Miriamesco, anzi due, per cui: 1. “Per combattere il nemico (ovvero l’AM – Adolescente Medio, ndr), devi conoscerlo” 2. “Ho tre figli di cui uno un pieno svezzamento, cara, figurati se adesso ho il tempo di leggere (*), è andata a finire che mi sono ritrovata a scaricare il suddetto “Matched” dal web (santi @Bookrep) con l’ordine perentorio di leggerlo e recensirlo, via email naturalmente, alla diretta interessata; deadline “suggerita”: 72 ore. La mia obbedienza è stata immediata, cieca e assoluta. Anche perché Miriam è donna verace, di braccia possenti e carattere sanguigno: quindi, sempre meglio rifletterci. Prima, possibilmente. 
La questione è che mai richiesta fu più inutile. Di ore, dicevo, ce ne abbiamo messe non più di otto. Trascinati dalla trama, e – ovviamente, come c’era da aspettarsi – da una scrittura agile, eppure (surprise!) né sciatta né standard (come ben esemplificato in un recente articolo @La_lettura, a firma L. Ricci), abbiamo affrontato questo urban-fantasy-distopico romanzo sentimentale (ma non solo) che ha dalla sua alcune peculiari e interessanti qualità. 
Prima fra tutte il particolare per l’universale, bel grimaldello per far leva sulla curiosità intellettuale delle nuove generazioni. 
La scelta dell’autrice, ossia contestualizzare la parte romance della trama, chiaramente molto evidente, all’interno di un futuro prossimo che risponde adeguatamente ai canoni della narrazione distopica, è chiara e netta: una (ancora) non ben definita Società, guidata da un Leader carismatico, governa una fetta consistente del Pianeta Terra. Tutto pare aver avuto origine da una catastrofe tecnologica non (ancora) ben identificata, che ha modificato radicalmente le abitudini di vita del genere umano. 
E’ mantenuta, anzi esaltata nel corso di tutta la narrazione, una delle caratteristiche fondamentali della narrazione distopica: l’accento e la focalizzazione sulla vita sociale e di relazione. In “Matched” La “Società” (in senso lato, un particolare tipo di corporazione o gruppo di potere, tipica presenza della narrazione distopica) ha preso il sopravvento sul consueto vivere civile, minandone le caratteristiche salienti (libertà di culto, espressione, movimento, circolazione delle merci etc – qui in particolare si innesta la vicenda sentimentale, grazie all’entrata in scena del “match” appunto, l’accoppiamento “guidato” dei giovani da parte della Società, secondo rigide analisi volte a promuovere una progenie sana e forte), e favorendo tra l’altro la nascita e la proliferazione di società segrete e movimenti di ribellione clandestina. 
La contestualizzazione è precisa, seppur semplificata nelle sue caratteristiche distopiche dato il target primario a cui l’opera si riferisce. Non abbiamo (ancora) dati rilevanti sulla costituzione della Società, né sulla sua struttura né sulla sua organizzazione (e chissà se li avremo – annotazione importante); manca una parte più specifica riguardo altri aspetti del vivere civile e morale, per esempio il rapporto con la stampa o quello con il sentimento religioso. Eppure, solo il fatto che ci sia ritrovati ad affrontare una contestualizzazione così tipica ci offre la possibilità di illustrare al giovin lettore quel particolare, e senz’altro curioso, sottogenere della fantascienza e del fantasy che prende il nome di narrativa ucronica (e diacronica). E magari, chissà, ad avvicinarlo alla narrativa di genere, ma più “adulta”, da cui l’opera deriva e prende spunto. 
L’altra questione che ha molto sorpreso, e che differenzia quest’opera rispetto ad altre YA, è l’attenzione verso il libero arbitrio (il cui uso va imparato e allenato con la pratica) e verso le conseguenze che ogni scelta, o non-scelta, produce su se stessi e sugli altri. 
Negli ultimi anni ci siamo un po’ assuefatti ad eroi ed eroine (fatto salvo Harry Potter, sovrano detentore, almeno nei primi libri, del supremo titolo di “Colui-che-fa-le-peggio-stupidate-e-non-se-ne-accorge-se-non-al-capitolo-trenta”) per le quali il meccanismo di scelta o viene costantemente inibito – perché il fato governa su tutto – o relegato a un mero pretesto narrativo fine a se stesso che a conti fatti non inficia la vita né di chi agisce, né di chi subisce. Niente di più falso e fuorviante. 
La protagonista di “Matched”, Cassia, pur nell’ingenuità dell’età e nella semplificazione data dall’impostazione narrativa scelta dall’autrice, affronta i drammi piccoli e soprattutto grandi dell’esistenza con le sue sole forze, ossia senza l’intervento né di eventi soprannaturali, né creature magiche o demoniache; e nemmeno grazie alla presenza di particolari doti personali, magari sconosciute e “venute fuori” con la pubertà (al pari dell’acne). 
Ci troviamo di fronte, finalmente, ad una ragazza che affronta delle responsabilità crescenti (tra cui, per altro, anche la questione del matrimonio) con altrettanta crescente consapevolezza, nel tentativo (vedremo poi, se riuscito) di preservare non soltanto se stessa e il proprio futuro, ma anche quello che, di sé, è oramai il passato e deriva in primis dalla propria famiglia di origine, di cui Cassia riconosce, in modo profondo e chiaro, il ruolo educativo (vedi il rapporto con il nonno, simbolo vivente, attraverso il manufatto che le porta in dono, del valore del passato e della memoria). 
Per altro, in una realtà quale la nostra, dominata da un surplus di connessioni e informazioni, è interessante la riflessione, che potrebbe derivare dalla lettura dell’opera, sull’importanza dell’espressione artistica e culturale di qualità: opere dell’ingegno umano quali musica, teatro, danza, scrittura, fotografia, arte. 
A Miriam ho consigliato il bollino giallo; come succede in tivù. E non per questioni di mera censura (sacrableu!) ma perché credo che “Matched” potrebbe dare il meglio di sé – perché si presta bene all’esperimento e offre diversi spunti interessanti – qualora un adulto proponga, al termine della lettura, una discussione leggera e per caso sui temi di cui sopra affrontati dall’autrice.
Sorvolando sulla parte romance, che va vissuta, come dire, in tutta l’intimità della beata adolescenza. 
E speriamo che il secondo e terzo volume siano all’altezza del primo.
ps. per altre, più compete informazioni su distopia e ucronia, cliccate qui


(*sostituire a piacere la parola “leggere” con: dormire/andare in piscina/ depilarmi/ fare se**vietato ai minori**) 

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