"Le perfezioni provvisorie", di Gianrico Carofiglio

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Cioè. E’ un Carofiglio-Guerrieri, non è che ci si possa aspettare niente di diverso. E’ così. Vuoi una spy-story con azione, inseguimenti, spargimento di sangue? Va bene, allora NON leggere di Guerrieri. Vuoi ambientazioni esotiche, viaggi avventurosi, paesi misteriosi e lontani? Bene, e qui siamo giunti, di nuovo: NON leggere di Guerrieri.

Perché Guerrieri è uno come noi. E’ uno che il suo mestiere lo sa fare (o meglio, Carofiglio, lo sa fare), ma è pure un po’ italiano. Pasticcione, incasinato nella testa, incapace di scindere fino in fondo ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è GIUSTO difendere e ciò che SAREBBE sbagliato continuare a sostenere; insomma, uno che oscilla tra mente e cuore, tra ragione e sentimento, tra passione e razionalità. Come tanti di noi. E’ vero, Guerrieri è uno che è pure un po’ via di testa: ora, sfidiamo CHIUNQUE a pensare a una qualsiasi delle proprie giornate e a dire: “Occhei, oggi mi sono occupato soltanto di quella cosa lì, e ho lasciato fuori tutto il resto”. Inverosimile. Così come lo sono tanti personaggi delle fiction di oggi, tutti d’un pezzo, tutti dediti alla causa, tutti concentrati.

Carofiglio descrive scartamenti perché è così che percepisce la SUA realtà.

Una realtà di un mondo – anche interiore – che cambia, che per certi versi crolla di fronte a una visione che non è più quella di un trentenne agile, energetico, sicuro di , ma quella di un uomo di più di quarant’anni ormai consapevole del proprio passato e del futuro che lo aspetta; visione che poi viene, attraverso le vicende della vita, ricostruita a fatica, pezzo dopo pezzo. 

Ecco perché l’infatuazione per la giovane sciocchina acquista la sapidità dello stereotipo. Perché così deve essere, perché è COSI’ che Carofiglio-Guerrieri interpretano la realtà: la giovinezza che ha acquistato la sostanza – e le forme – di un banale cliché (la biondina procace, furbetta, smaliziata, come se fosse, che so, un “ultimo bacio”, il colpo di coda del guerriero ormai prossimo alla svolta epocale), la maturità che invece – vedi Nadia & Pino – offre la complessa trama delle prime rughe e quella, tanto più difficile da intendere, delle ferite degli animi.

Ci viene da ricordare un altro Sellerio, “Delitto imperfetto” della Teresa Solana (guarda qui, cosa ne viene fuori, un parallelismo inquietante tra titoli). Eduard e Borja hanno molto in comune con Guerrieri: la camaleontica capacità di partecipare alle tante realtà che compongono il nostro mondo, l’avventatezza tipica degli impulsivi mediterranei, le mille derivazioni del pensiero. E non si dimentichi pure il nostro caro Adamsberg (di cui speriamo di raccontarvi a breve), se proprio vogliamo continuare a parlare di “spalatori di nuvole”.

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