"Quello che le mamme non dicono", di C. Cecilia Santamaria

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La “prima” sapeva di venerdì sera, di Milano d’estate, di sole al tramonto sulle guglie del Duomo e, naturalmente, di spritz – S/L
Perché consigliamo la Chiara, anzi (ci perdoni), la Wonder, ché chiamarla con il suo nome di battesimo oramai, dopo quasi due anni e una quantità inestimabile di post, ci risulta un tantino difficile. A dire la verità, il perché, ce l’ha spiegato con dovizia di particolari la nostra collaboratrice S/L – autrice della chiosa di cui sopra. Venerdì sera, al telefono, dopo la presentazione milanese del libro. 
Perché la Wonder, la realtà te la racconta così com’è. 
E questo vale per il contenuto ma anche per la forma. 
Uno stile fresco e schietto, un rimescolio frizzante, quella capacità tutta italiana di portarsi dietro (e dentro) la lingua dello studio e dell’apprendimento (l’italiano nazionale), insieme a quella, più radicata e antica, del dialetto, della terra, della famiglia, delle origini.
E’ grazie a questa freschezza di stile “alla romana” che le narrazioni di Wonder acquistano quel sapore di vita e realtà che le fanno così particolari.
Come se l’argomento non fosse sufficiente. “Quello che le mamme non dicono” è tutto ciò che ogni mamma nasconde di sera sotto al cuscino, come un fazzoletto ben ripiegato; tra le pareti domestiche, nell’intimo del cuore. Ombre profondissime nascoste nell’animo di ogni donna. Ombre a cui le mamme di oggi, forse, non sono più disposte ad accondiscendere in nome di un tabù sociale sempre vivo e presente.
Il successo del blog da cui è stato tratto il libro fa riflettere. Potremmo pensare ad una operazione di marketing ben riuscita e osservare il tutto con distaccata diffidenza, ma poi dovremmo fare i conti con una delle fondamentali leggi della pubblicità: il marketing c’è dove c’è pubblico, potenziale o acquisito. 
Ciò sta a significare che il mondo delle mamme-spritz forse è più vasto di quel che si pensa: è un luogo sotterraneo, ancora in sperimentazione, perché le mamme di oggi conoscono alla perfezione (e anche troppo) il luogo da cui partono ma non conoscono assolutamente nulla del punto di arrivo, che non è neppure, lontanamente, immaginabile. 
E’ una realtà parallela, di sprazzi di luce incantevole. Una femminilità intima e auspicata, un’identità da conservare e coltivare con costanza, fatica, impegno e, perché no, anche con la leggerezza di una sana risata.

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