#adcNorthPole: un viaggio al Nord (intro)

Certo, a chi non sarebbe piaciuto cominciare così?

Kit Harrington/John Snow – Game of Thrones (David Benioff – DB Weiss).
“Cronache del ghiaccio e del fuoco”, George RR Martin (Ita: Mondadori)

O anche così:

Tobias Menzies/Commander James Fitzjames, (27/07/1813 – 1848?) alto ufficiale britannico che partecipò alla famosa “Spedizione Franklin” in qualità di comandante della HMS Erebus, a servizio dell’Ammiraglio Sir John Franklin – TheTerror, (David Kajganich – Ridley Scott) tratto dell’omonimo “The Terror” del romanziere Dan Simmons (Ita: Mondadori), fictional drama che racconta in maniera romanzata (quanto? nessuno lo può dire) il destino della sfortunata spedizione Franklin (cfr. Fergus Fleming, “I ragazzi di Barrow”, Ita: Adelphi)

La tentazione m’era venuta, davvero. Sarebbe stato altamente evocativo raccontarvi di come il cinema di questi ultimi anni (a partire dalla letteratura, ovvio) si sia profondamente nutrito e sfamato di Artico, di come ce lo abbia mostrato, servito, dato in pasto, e di come sia riuscito a renderlo uno dei nostri desideri proibiti, tradurlo in evidente bisogno creandone poi la dipendenza.

Però l’amara verità è che quell’Artico lì, quello a cui John Snow strizza l’occhio e quello ricostruito da Ridley Scott, per dire, ecco proprio quello non esiste più. Finito, chiuso, punto: di-men-ti-ca-te-ve-lo.

Sicché a rievocarlo così, da principio, avrei vinto facile; solo che a me vincere facile non è mai piaciuto e per altro penso che i lettori di ADC si meritino sempre qualcosa in più. Rischiandola grossa quindi ho pensato di mostrarvi le diapositive 3 e 4 al posto degli addominali di John Snow. Perdonatemi se potete, e guardatele bene.

Artic multi-year sea decline (fonte: NASA)
Wikipedia

Si tratta di due rappresentazioni cartografiche che mostrano il ritirarsi dei ghiacci artici nel corso degli ultimi 20-30 anni. La seconda immagine in particolare mostra la dimensione minima raggiunta nel 1984 confrontata con la dimensione, sempre minima, raggiunta nel 2012. Si badi: dimensione MINIMA. Proprio da qui, Signore e Signori, da queste due AGGHIACCIANTI CARTINE ho deciso – pur con qualche nostalgia per l’amato Tobias Mendiez, va detto – di cominciare il nostro viaggio nel Grande Nord.

Lo so, sarebbe stato bello partire da dove forse ci piace di più. Dal punto in cui si fa meno fatica, dal punto in cui lo spirito di critica lascia spazio alla fruizione dell’immaginario. Dalle terre estreme, dall’idea del freddo, dell’avventura, della meraviglia, dell’inesplorato. Sarebbe stato accattivante, non convenite? Affondare le mani negli archetipi di una narrazione confortevole e priva di sorprese sgradevoli. Una narrazione che ci avrebbe solleticato vista e udito, che ci avrebbe fatto star caldi sotto i nostri piumini, l’abat-jour accesa e la tisana bollente sul comodino. Una narrazione d’impatto, una cosa da Instagram insomma, bella nel volto, pur con tutta la sua crudezza (lontana, inarrivabile – ah menomale, che sollievo), ma priva di strascichi nell’argomento.

Corpo di mille balene, dobbiamo pure divertirci un po’, giusto? Pensare ad altro, immaginare, e-va-de-re!

Spiace davvero, ma non sarà così. Verrà il tempo per questi racconti, spazio per loro ce n’è  – ma non è ora. 

Sembrerà banale ma la trovo una questione di rispetto – e ci sono arrivata per gradi, mentre procedevo con le mie letture: leggendo di Artico, ho capito che l’Artico esige riguardo. Lo chiede non soltanto per sé ma anche nei confronti di chi scrive davvero di Artico, per chi nell’Artico ci lavora, ci vive o ci ha vissuto e ne è scappato. L’Artico in sé – riguardo per come è ora – e non per come vorremmo che fosse, per come lo pensiamo, per come lo evochiamo. Insomma deferenza per quello che è stato e per quello che ora non è più

Questo viaggio di ADC sarà lungo. Preparatevi, fate i bagagli ma partite leggeri, con voi solo lo stretto indispensabile: ci occuperemo di narrative non-fiction e di forme ibride, nuove, per raccontare il presente; parleremo di geografia, di antropologia, di climatechange, di economia e di politica, perché non si può parlare BENE di Artico senza tirare in ballo la NATO, la guerra fredda, il genocidio degli Inuit, l’antica Via della Seta, la febbre bianca (l’ossessione dei Sovietici per il grande freddo). Troverete diversi post, sparsi qua e là, che utilizzerò un po’ come un taccuino di esperienze di lettura – così come ADC è nato tanti anni fa, recuperandone il senso: pagine di appunti.

Ci saranno citazioni, note, rimandi, asterischi, elenchi di pensieri. E’ quello che fa parte delle mie letture – quello che a me è piaciuto leggere, non quello che voi dovreste leggere perché è cool o appena uscito in libreria o perché lo consiglio io – tutto questo potrà arrivare dopo, a vostra scelta. #AdcNorthPole è un cammino non ancora concluso, che mi sta portando da un libro all’altro e che, seppur nato da un caos imperscrutabile fatto di caso e fortuna (come quasi tutti i miei progetti di lettura), chissà come – quasi miracolosamente – poi sta trovando un suo equilibrio fatto di tanti sassolini minuscoli, uno in fila all’altro, a mostrarmi la via da seguire. 

Come al solito si tratta di un percorso aperto: benvenuti tutti coloro che vorranno segnalare e condividere testi, articoli link. Evviva, si parte.

Buona lettura 🙂

Anteprima: l’onore di aprire il prossimo post spetterà ad “Artico – la battaglia per il Grande Nord“, di Marzio G.Mian, edizioni Neri Pozza – e in accompagnamento “Artico Nero – la lunga notte dei popoli dei ghiacci“, di Matteo Meschiari, edizioni Exorma. Due testi che vi stupiranno per la loro potenza e la capacità degli autori di raccontare il presente.

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