“Cleopatra”, di Alberto Angela

Credo molto nella rivoluzione editoriale operata dalla narrative non-fiction contemporanea. Tutto viene forse dall’idiosincrasia che noi lettori di una certa età abbiamo sviluppato nei confronti di un approccio alla saggistica che si potrebbe riassumere tirando in ballo l’evocativo concetto del “mattonazzo”.

La questione in sé è banale: ci siamo formati così, idiosincratici – da lettori prima, da studenti poi (ma anche l’inverso, certo) – solo perché una volta il mercato dell’editoria di settore non offriva molto altro se non testi specialistici che anche fuori dall’ambito accademico si portavano dietro l’impianto didattico ed esperienziale di una lezione universitaria: linguaggio estremamente tecnico, impaginazioni poco accattivanti, scarso interesse nei riguardi di un’iconografia la cui presenza veniva talvolta percepita come un pericoloso rischio di abbassamento dei toni.

C’era un po’ il pregiudizio secondo cui sui testi di saggistica occorresse per forza sudare, e la sensazione, strisciante e condivisa, che la quantità di sudore e di fatica profusa nell’affrontare un testo non fiction fosse condizione necessaria e sufficiente – l’unico metro di giudizio – per stabilire l’effettiva bontà del prodotto. L’idea che anche un poco di divertimento (sì, qualcosa di enjoyable) potesse scaturire dalla fruizione del testo, in quel momento lì, intendo, non dopo averlo concluso e interiorizzato ma proprio nel presente della lettura, era un qualcosa che spesso veniva considerato secondario, se non accessorio.

D’altra parte non si può prescindere dall’assunto secondo cui per parlare di certi argomenti occorre il linguaggio giusto. E il linguaggio giusto deriva indiscutibilmente dalle competenze acquisite perché la tuttologia non può mai andare a braccetto con la saggistica, pena l’impoverimento dei contenuti. E’ un discorso complesso che mette in gioco più attori: da una parte autori competenti, tecnicamente formati ma ormai necessariamente aperti all’utilizzo di forme di espressione nuove (e perché no, magari anche tecnologicamente avanzate e social), dall’altra figure editoriali consapevoli, in grado di recepire e interpretare i gusti del pubblico di settore e gestire il conseguente ruolo di mediazione tra le parti che ne deriva.

Per quanto mi riguarda, penso proprio che attraverso la narrative non fiction (un genere letterario, ricordiamolo in brevissimo, che utilizza stile e tecniche proprie della narrativa – potremmo dire del “romanzo”, con la consapevolezza di operare una riduzione per difetto – per raccontare la realtà dei fatti, badando a mantenere alta e circostanziata la qualità dei contenuti) la saggistica abbia finalmente trovato, recuperandolo, il posto che merita all’interno del panorama editoriale esterno all’accademia. 

Nella prefazione a “Cleopatra” Alberto Angela parla proprio di questo fatto:

“Questo percorso ha richiesto la puntigliosa consultazione di una notevole quantità di materiali e di fonti, dai saggi scritti da storici, esperti e studiosi moderni ai testi degli autori antichi, alle descrizioni di scoperte archeologiche. (…) A più di 2000 anni di distanza a volte ci si può basare solo sulle testimonianze e sugli scritti degli antichi. Con tutti i limiti che possono comportare (…). Quindi come possiamo fare? Con l’unico approccio possibile. Se la realtà non c’è più, si possono fare ricostruzioni verosimili basate su ciò che sappiamo di allora, su dati archeologici e avvalendoci della consulenza di storici contemporanei. Ogni parte “romanzata” di questo volume si basa su una fedele ricostruzione storica dei luoghi e delle abitudini dell’epoca. Lo stile narrativo aiuta a “dare vita” alla storia vissuta che è rimasta appesa, spesso a brandelli, dentro quei preziosi testi antichi, purché il tutto venga eseguito in modo rigoroso o, in mancanza di informazioni, quanto più verosimile possibile.

(…) Esistono molti libri di storia antica, e sono preziose fonti inesauribili di informazioni, dati e citazioni. Ma spesso risultano troppo aridi perché mancano di “vita”. La storia è anche racconto. E’ possibile unire le informazioni storiche a uno stile narrato? Associare il piacere della lettura di un romanzo al rigore di un testo “accademico”? Io credo di sì”. (pp15-16)

Last but not least, qui (da LinkedIn) Laura Donnini, CEO di Harper Collins Italia, ci spiega quali siano gli altri motivi che l’hanno spinta a pubblicare “Cleopatra”: regina d’Egitto che tanto fece parlare di sé (forse fu davvero la prima influencer globale?!) attraverso un’autorevolezza che poco ha avuto a che fare con i “luoghi comuni della bellezza e del successo”.

Buona lettura 🙂

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