“Atlante sentimentale dei colori”, di Kassia St Clair (trad. di Claudia Durastanti)

atlante sentimentale

Chi di noi non ha un colore preferito? Magari non ne siamo consapevoli eppure c’è per forza, esiste, è lì – ma non è un colore vero è proprio, non lo è quasi mai. Molto più spesso infatti è soltanto una sfumatura ben precisa: una tonalità.La mia per esempio è il malva, perché mi aiuta a ricordare che il passare del tempo altro non è se non un continuo e confortante divenire, da passato a futuro; il malva è il colore degli anni in cui mia nonna era solo una mamma e di quando mia zia e mia mamma erano solo le figlie di una sarta che lavorava in casa e di un commerciante di stoffe tra i cui campionari – come racconta mia zia – spiccavano gli scampoli color carta da zucchero e ancora, nonostante fosse ormai demodè, di quella specifica sfumatura di viola altrimenti detta “viola di Perkin”.

Per qualcuno il colore preferito può essere il rosa “Baker-Miller dei fiocchi tra i capelli il giorno della prima comunione, o lo scarlatto dello smalto preferito, o l’ossidiana del primo motorino. Quel che forse non sappiamo è che dietro a quasi tutte le centinaia di tonalità scoperte o inventate dall’uomo è nascosta una storia: di come quel colore si è creato, di chi lo ha fatto nascere (magari per caso), o di come invece sia sempre esistito, camuffato sotto altri usi e altre definizioni, e infine di come, a un certo punto, sia caduto in disgrazia o soltanto – incomprensibilmente – dimenticato.

E così, leggendo #TheSecretLivesOfColour, veniamo a scoprire che il blu di Prussia fu il risultato del tutto casuale di un errore commesso dall’alchimista berlinese Johann Jacob Diesbach (inizio XVIII sec. dC)  nel procedimento utilizzato per creare la lacca rosso cocciniglia; e che il luminoso giallo indiano, tanto utilizzato dagli occidentali nel corso del Seicento per via della sua provenienza così esotica, altro non era se non l’ovvio derivato di “secrezioni animali” (di cui conservava anche il tremendo odore di ammoniaca). O che l’amaranto (in greco a/màrantos, “ciò che mai appassisce”) era usato dagli antichi per ornare le statue degli eroi, perché “alludeva all’immortalità con la sua fioritura prolungata”. 

L’#AtlanteSentimentaleDeiColori è un viaggio a tappe, 75 affascinanti storie ognuna delle quali tocca una delle sfumature più utilizzate in pittura, dal bianco biacca al nero buio, la cui invenzione o scoperta ha cambiato il corso non soltanto della storia dell’arte ma anche della moda, dell’antropologia e perfino della politica. 

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Regalatelo a Natale, chi lo riceverà ve ne sarà grato.

Buona lettura 🙂

“*Non fidarti mai di una donna che veste color malva, qualsiasi età possa avere, o di una donna che, sopra i trentacinque anni, ami i nastri chiari* dichiarava Oscar Wilde nel Ritratto di Dorian Gray pubblicato nel 1891. *Significa sempre che ha un passato*” (pag184)

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