"Due", di Irene Némirovsky

More about Due In un’epoca in cui di Urban Fantasy non si parlava ancora – e neppure la si sognava – ecco qui un bel ritratto multiplo, e ante litteram, di Isabella Swan Cullen. O almeno, così pare, per ora. Perché tiriamo in ballo Twilight (aridaje, ne parlino bene, ne parlino male, basta che ne parlino) – che poi, per altro, non è che noi si sia particolarmente contro la questione Cullen: parte della critica, soprattutto sul web sostiene, secondo noi a ragione, che la validità del fenomeno risieda nella capacità che ha avuto il libro (Holliwood a parte) di suscitare riflessioni e stimolare la querelle del pro e del contro.
Quindi – morale della storia – ne parliamo.

Dicevamo. In senso lato, l’adolescenza & i suoi tormenti. La malinconia del crescere, le strade che porteranno al domani – un futuro indistinto e remoto, creato (oppure subìto) grazie a (o a causa di) scelte spesso definitive che, essendo tali, precludono altre possibilità che sondate non lo saranno mai.

E’ curioso il parallelismo con Bella Swan. Bella immagina, fantastica sul suo futuro, ama, con le profondità del cuore e della mente così come soltanto un adolescente sa fare, agisce in maniera avventata. Faccia bene, faccia male, è questione da considerare in altra sede.
La differenza con Marianne “Marion”e Antoine? Nessuna. Per ora.
E quindi? Ora ci arriviamo.

Viene da domandarci che fine abbia fatto la nostra realtà contemporanea, se per mettere in scena i tormenti dell’adolescenza, che fanno indiscutibilmente parte del nostro vissuto, abbiamo bisogno oggi di una novella di urban fantasy (come è Twilight) o di personaggi al limite del vissuto normale, quotidiano, sperimentato dai più, come possono essere, poniamo, eroine vittime di autismo, droghe, alcool, infanzia difficile, situazioni al limite, oppure ragazzine superdotate dal QI superiore alla media.
Perché l’irene ci riesce, invece? A scrivere di realtà basandosi solo su ciò che vede – e da dire poi, il suo mondo era sicuramente più ristretto del nostro – e che sperimenta intorno a sé, e noi, ce la facciamo un po’ meno? Un punto su cui riflettere – noi per primi, ancora il dilemma non l’abbiamo risolto, quindi, via libera al commento selvaggio (e all’insulto, se lo ritenete opportuno).

Avevamo già sottolineato (a proposito di Jezabel) quella necessità intrinseca propria di ogni personaggio dell’Irene: l’inscindibilità di personaggio e contesto. E qui ci siamo: qual è lo scopo che l’Irene si prefigge. Ancora una volta, la vita all’interno della realtà del mondo. Sarà la realtà stessa, attraverso le gioie, le sofferenze, i dolori; il matrimonio, i figli, il lavoro (prerogativa maschile, questa), le guerre, i lutti, le nascite, la malattia, a plasmare l’uomo e a consegnargli quel bagaglio di esperienze chiamate passato, che formeranno la sua vita.
Tutto il contrario di quanto accade a Bella Swan e ad alcune altre eroine del tempo presente: Bella cerca l’eternità dell’adolescenza, un momento perfetto e irripetibile, congelato in un istante di pura perfezione, fisica e mentale, e poi ripreso e rivissuto per l’eternità – il tutto esemplificato, possiamo concludere trivialmente, dalla dicotomia Edward / Jacob, che della vita, della trasformazione dell’Uomo, del sentimento e della corporeità è il vero esponente.
Da rifletterci.

***

Merito dell’Irene, l’idea di precisa sintesi che offre al lettore – né troppo, né troppo poco. Un equilibrio magico di scritto e taciuto, di verità e sospetti, di parola detta e pensiero intuito, solo immaginato. Ci si domanda quante vite abbia vissuto, l’Irene. Forse due, tre, tutte insieme: la sua incredibile agilità camaleontica la fa uomo d’affari, adolescente ai primi drammi, moglie matura, madre, amante; anziano padre di famiglia, governante, nurse amorevole.
Non avevamo ancora messo a fuoco uno degli aspetti del talento dell’Irene, quello della scrittura su commissione. Spesso si pensa all’ispirazione: un qualcosa che nasce dall’idea del momento, dalla realtà dell’esistenza trasformata nel magico dell’opera letteraria. Ora; a una prima lettura, una differenza tra opere nate dall’ingegno del momento, e successivamente pubblicate, e lavori come dire, commissionati dalla necessità, non è che sia di grande evidenza. Annotiamo l’osservazione a margine e proseguiamo nella lettura integrale dell’Opera, aspettando di confrontarci con la biografia per utili rimandi alla questione.

E’ il primo libro dell’Irene che leggiamo tutto d’un fiato, dal principio alla fine, senza fermarci. Dovevamo fare questo esperimento.
Tempo di lettura, 8 ore. Risultato, un mal di testa feroce.
Ma la lettura continua non ha prezzo. Per tutto il resto, c’è l’Ibuprofene.

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