"Malinverno", di Fabio Lubrano

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Ah, questo Malinverno. Dove l’abbiamo recuperato: alla Fiera del Libro di Torino 2009, ma era stato citato anche da Vanity Fair e da altre testate. Cogliamo qui l’occasione per ringraziare l’autore per la Sua visita alla pagina Anobii di una delle nostre collaboratrici, che per prima, con gran spirito di lungimiranza, aveva inserito il “Malinverno” tra le sue letture preferite e recensite.

Facile facile equiparare “il pinguino” Malinverno a simili altri presunti libricini giovanil-targati che vanno così di moda oggi. Basta tagliare qualcosa qui e là, che la realtà acquista tutta un altro significato.

Io direi piuttosto che NOI, i dettagli, ce li guardiamo, e anche bene. Infiliamo i nostri occhiali preferiti, quelli che usiamo tutti i giorni, quelli che quando siamo dall’ottico perché li dobbiamo cambiare ci sembra che nessuna montatura nuova, anche la più bella, ci vesta bene come la nostra.

Morale della storia, comperato alla Fiera dell’Est e scoperta una casa editrice che fa il suo lavoro e lo fa pure bene (appunti estemporanei: peccato non si siano presentati a Torino 2010!). Che dire.

Ci si commuove? Anche. Fa riflettere? Pure.
La scrittura va via fluida, con qualche lampo di genio perfetto che compensa alcune digressioni un po’ lente. Le orecchiette in basso si sprecano. Citiamone alcune.
Pag. 50, l’idea della scatola nella scatola nella scatola della prospettiva cosmica. Chi non ci ha mai pensato, sdraiato nel letto?
Pag. 62. “sarebbe molto più semplice se la donna della mia vita fosse legata a me con un nastrino colorato, (…), dovrei solo riavvolgerlo, giorno dopo giorno, mese dopo mese, magari anno dopo anno, però sicuramente finirei per ritrovarmela davanti agli occhi”. Che meraviglia.
Pag. 126. la questione del coraggio che se non ce l’hai, l’unica soluzione è fingere di averlo, o pag. 127 i deejay di alcune radio, che cercano di risultare simpatici a forza.
Pag. 207, il mondo, chi sta fuori, e chi sta dentro.

Il pinguino alla fine indossa la stessa maglia che indossava Veleno: dice, vi scongiuro guardatemi. E se non guardiamo il pinguino, allora siamo tutti un po’ Venere. Da leggere, provateci. Rimarrete stupiti. Poi tornare qui e diteci se ci abbiamo azzeccato, a consigliarvelo.

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