"Disturbo della quiete pubblica" – "Super Cannes", Richard Yates & G. J. Ballard

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Abbiamo accomunato Yates e Ballard perché ci interessava il connubio psichedelico alcool-droghe di sintesi. Eravamo curiosi di porre a confronto questo Yates cupo, segnato dal destino, ferito e disilluso dalla realtà – ma ancora ben radicato in essa – e uno degli ultimi Ballards, che, la realtà, la irride, la svirgola, la trasforma e la manipola fino a creare scenari di visoni metafisiche e surreali, in un delirio visionario di mondi da olocausto nucleare eppure, alla fine, così incredibilmente paralleli a quella realtà che, pareva, avesse abbandonato.
Curioso che due personalità eminenti della letteratura moderna, praticamente coetanei (1926 verso 1930) con molte esperienze simili a curriculum (vedi permanenza nell’esercito) siano arrivati a risultati analoghi utilizzando mezzi diametralmente opposti – ma c’è da dire che l’errore di lettura qui c’è: stiamo paragonando uno scritto degli anni 60 ad uno più giovane di circa 30 anni. Ce lo facciamo andare bene così, per il momento, e poi vedremo perché.
Per questo consiglio di lettura utilizziamo i “bullet points” perché vogliamo offrire soltanto qualche spunto di riflessione spot. A ciascuno poi, l’arte di rifletterci sopra in maniera articolata (e non strutturata, perché qui l’opzione non funziona, visto il gap temporale tra i due scritti).

– Porre a paragone John Wilder – Yates (JWy) e Paul Sinclair – Ballard (PSb). Riflettere sugli “stati di partenza”: affermazione sociale e professionale e successivo abbandono di una situazione di equilibrio, instabile e precario, ma pur sempre equilibrio, a favore di un’opzione totalmente destrutturata, totalmente avulsa dal contesto di partenza – sicurezza sociale, accettazione da parte della comunità, canoni prestabiliti. 
Definirne le motivazioni: per Jwy, desiderio di rivalsa, attitudine alla sfida, desiderio di emergere, aconvenzionalità rispetto alla realtà conosciuta, istinto (possiamo chiamarlo così) di sopravvivenza. Per PSb, passione amorosa, desiderio di compiacere, interesse verso nuove realtà alternative, una certa qual passività di animo e di sentimento.

Alcool e droga di sintesi. L’utilizzo di sostanze psicotrope per sopravvivere a realtà in continuo mutamento ed evoluzione, da cui è impossibile sottrarsi e, viceversa, sopportare. Curioso che Yates avesse già identificato, agli albori della psicanalisi, il potenziale distruttivo di antidepressivi e ansiolitici che sostituiscono i superalcolici e le sigarette (a questo proposito, possiamo anche tornare alla nostra Oates, vedi “Sorella, mio unico amore”). 
Gli antidolorifici da cui PSb si trova dipendente, i derivati dell’eroina assunti dalla giovane moglie in carriera, e le bottiglie di gin scolate di nascosto da Jwy, tracannate in solitudine, in bettole mefitiche e luride, giusto pochi attimi prima di partecipare alla riunione degli AA, ben poche differenze hanno tra loro.

– Le realtà alternative, sottoinsiemi rotondi e tracciati di rosso, gli uni dentro agli altri: per PSb, il complesso di Eden-Olympia, un paradiso perduto che sa tanto di Dante Alighieri, con i suoi gironi e le sue bolge infernali, per quanto edulcorati e trasmutati dall’aria condizionata e dalla brillantezza delle superfici vetrificate. 
Per Jwy, il centro di igiene mentale, luogo infernale di malattia, sudiciume, violenza, disprezzo, pazzia.

– La pazzia lucida (e qui torniamo al matto che parla, vedi Revolutionary Road, o al ricercatore Robert Kerans compagno di avventura del colonnello Riggs nel Mondo Sommerso). In parte, Jwy perde il senno si direbbe quasi consapevolmente. La pazzia non assume i contorni, ahimè più consistenti, di un delirio reale e drammatico, inevitabile e devastante, ma viene per certi versi ricontestualizzata ad arte per assomigliare sempre più ad una quasi consapevole – e teatrale – uscita di scena. 
L’alienazione mentale (fomentata sempre più spesso da alcool o sostanze) risulta l’unico mezzo, di rivalsa istintiva e senziente, attraverso cui chiamarsi fuori da una realtà sempre più estranea e incompatibile con la propria esistenza interiore. 
Ballard invece, nei suoi tratti visionari, va ancora oltre. In una società in cui nulla è più lasciato al caso, all’improvvisazione e all’istinto naturale, la psicopatia CONSAPEVOLE e guidata è l’unica via di uscita per conservare una SUPPOSTA lucidità di fondo che aiuti a sopravvivere nella realtà del quotidiano e del necessario. 

Interessantissimo confronto tra le parti: Yates, nella sua essenza di autore letterario fedele ad un realismo puro, scarnificato e incontrovertibile, definisce la fuga come unica via di uscita da una vita ormai priva di qualsivoglia significato intrinseco. Ballard, libero invece da ogni sovrastruttura letteraria di questo genere, si abbandona a una riedizione fantascientifica totalmente nuova e di violento impatto psicologico: l’analisi della realtà di oggi, che non è più necessario abbandonare, ma che è sufficiente de-compattare e poi ri-comprendere; l’Uomo, attraverso strumenti nuovi, totalmente scevri da qualunque etica e qualsiasi morale, non è più costretto ad un esilio volontario (e in parte salvifico). 
L’Uomo di Ballard, nel nome di nuovi, fecondi ideali solipsistici, può vivere appieno la sua Nuova Era.

– Sembra stupido ma… l’arte cinematografica & LA PISCINA. Dare un occhio alle ambientazioni. 
E’ inutile, Ballard rimarrà per sempre affascinato dalle sue visioni perfettamente surreali e abbacinanti. Da qualsiasi parte lo si legge, coordinate che sempre ritornano e che fa piacere ritrovare: il sole violento e caldissimo che batte contro le pareti di vetro e acciaio di palazzi addormentati – o abbandonati; la luminosità del cielo che si riflette negli specchi d’acqua di piscine azzurre, immobili, su cui navigano moscerini minuscoli, dalle ali argentee. 
Da confrontare con la parentesi “cinematografica” di Jwy: una Los Angeles allucinata, chiarissima, persa nel caldo e nell’afa dell’estate; una città post nucleare popolata da attori squattrinati – prigionieri di appartamenti microscopici arredati a colori pastello e soffocati dai flebili effluvi provenienti da vetusti e mal funzionanti condizionatori d’aria – e da imprenditori senza scrupoli, volgari e reietti, confinati in  ville-con-piscina immerse nei verdi villaggi residenziali (SuperCannes docet) sulle alture holliwoodiane. Si confronti anche l’industria cinematografica a firma Yates con la descrizione puntuale e accurata del Festival del Cinema di Cannes alla Ballard-maniera. Risultati … stupefacenti. 

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