"Estate al lago", di Alberto Vigevani

More about Estate al lago Molti personaggi illustri hanno scritto di Alberto Vigevani, quindi non possiamo fare altro che lasciar loro la parola. 

Un poeta che scriveva romanzi”, come lo ricorda Lalla Romano il giorno successivo alla sua scomparsa (23 Febbraio 1999), dalle pagine del Corriere. “Il mio amore di sempre per i libri di Alberto, così sapientemente e con affettuosa ironia lombardi, anzi milanesi (…) pensiero grandioso, con racconti pieni di umanità e modestia”. 
Scrittore, poeta, libraio antiquario ed editore, amico dei critici e degli autori più noti del suo tempo” lo racconta Paolo Di Stefano citando, tra gli amici e i colleghi, Sereni, Treccani, Strehler, Pampaloni, e tra i suoi critici Bassani, Calvino e Dionisotti che Di Stefano cita: 
Carlo Dionisotti nel ’76 si diceva entusiasta dell’ Estate al lago, collocandolo «sotto il segno di una moderna e nostra classicità»: «Leggendolo, ho avuto la commovente illusione che quella civiltà letteraria europea dei miei anni giovanili, fra l’ una e l’ altra guerra, non fosse scomparsa del tutto»” 
Addio ad Alberto Vigevani. Cantò il cuore della vecchia Milano” scrive Guido Vergani sempre sul Corriere, e sempre a seguito della sua scomparsa, continuando così: “Apparteneva a una Milano ormai sepolta, quella intellettualmente e ideologicamente nobile di “Corrente”, di Raffaele Mattioli, il banchiere – editore, di Adolfo Tino, di Vittorio Sereni, di Antonello Gerbi, di Sergio Solmi, di Riccardo Bacchelli. Dal “Demetrio Pianelli” di Emilio De Marchi, la narrativa italiana non e’ stata prodiga di storie milanesi. Non si fatica a ricordare e non si rischia di dimenticare: “L’ incendio di via Keplero” di Gadda, “Il ponte della Ghisolfa” e “Il dio di Roserio” di Giovanni Testori, “La vita agra” di Luciano Bianciardi, “Un amore” di Dino Buzzati. A questo scaffale, Vigevani ha dato libri che meritano di starci e che resteranno a testimonianza del vivere e del sentire di una societa’ , di una citta’ negli anni dell’ armonia, del male ideologico, della mediocrita’ vile e accomodante, dell’ inferno e, poi, della speranza. Sono pagine intrise di Milano, hanno, fra letteratura e cosa vista, fra romanzo ed elzeviro, colori, strade, personaggi, sentimenti milanesi. Per questo, Milano ha in lui il “suo” narratore. In questo, Vigevani e’ lo scrittore piu’ milanese dell’ ultimo mezzo secolo (…). Milano, nella fatica letteraria di Vigevani, non e’ solo spunto per prose d’ arte. I romanzi, i racconti biografici liquidano l’ idea che la sua milanesita’ narrativa sia solo elzeviristica: una misura di sapiente, controllatissima scrittura che lo apparenterebbe agli scapigliati Gian Pietro Lucini e Carlo Dossi, a Raffaele Calzini, a Carlo Linati, a Piero Chiara di “Vita a Milano”, ad Alberto Arbasino di certe pagine de “Piccole vacanze”. Anche se il suo sangue, il suo sentimento, la sua appartenenza alla citta’ si fossero espressi solo in questa forma e “gittata”, in questo respiro breve, chi potrebbe negargli un posto alla ribalta della letteratura milanese? Ma tale diritto e’ alimentato dallo sfondo, dalla materia, dall’ impasto totalmente milanesi del suo narrare piu’ disteso e vasto” 
Estate al lago” in edizione Sellerio (la prima è di Feltrinelli, 1958) ci è capitato in mano per caso, scovato sul bancone di un mercatino dell’usato. Come per caso sono nate le immagini attraverso cui abbiamo cercato di descrivere l’opera.

“L’anno che compì i quattordici andarono in villeggiatura a Menaggio,
sul lago di Como, per seguire dei parenti che avevano figliuoli vicini alla sua età
e a quella dei fratelli. La delusione di non tornare al mare lasciò il posto alla curiosità per i nuovi paesi,
al pensiero che vi avrebbe ugualmente trovato l’acqua e le barche” (pag.21)

“Dalle cancellate si intravedevano i giardini del lungolago, trapunti dai colori delicati
delle aiuole fiorite, folti d’alberi esotici, di piante centenarie che sporgevano i rami sulla strada” (pag.22)

“Gi pareva di tenere il capo di un capriccioso aquilone che per un istante,
nascosto dal tetto di una casa, da un crocchio di piante,
nemmeno si sa dove voglia dirigersi. Poi, nel giardino, le siepi,
le finestre aperte sulle stanze, gli parvero un labirinto di prospettive, e, quando le udì,
di voci che avrebbero potuto strapparlo dalla contemplazione di ciò che stava nascendo,
e nemmeno voleva approfondire” (pag.69)
Dalla nota di G Pampaloni in coda al volume:
“(Estate al lago) è, tutto insieme, racconto d’ambiente, memoria di adolescenza, racconto d’amore, storia di un’educazione sentimentale (…). Il fascino del racconto sta nel timbro, malinconico e un po’ assorto; una malinconia che nasce da una necessità lirica e si vela di un arcano colore del destino. Il mondo che ci descrive è quello consueto allo scrittore, il mondo della borghesia liberale milanese, moderna, illuminata, e pur sempre legata al solido decoro ottocentesco: la lunga villeggiatura della famiglia di una avvocato, le quiete ville sulle rive del lago di Como, nascoste dal verde agli sguardi indiscreti, l’agio senza sussulti apparenti degi anni tra le due guerre (…). Giacomo, ragazzo solitario e scontroso, confuso nell’etaò acerba degli ultimi calzoni corti, è infelice; ma il suo problema non è la felicità, è la vita (…). Questo mi pare il tratto originale del personaggio (e del libro): la perdita dell’innocenza, momento fatale di ogni adolescenza, si trasforma, come in dissolvenza, nella consapevolezza della complessità dell’amore con tutto ciò che di ambiguo, di doloroso, ma anche di certo e, in qualche senso, di supremo, tale consapevolezza porta con sè” (p137-138). 
Buona lettura 🙂

Bibliografia essenziale:

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