Di cose dall’Est e comodini pieni

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C’è caso che sul Twitter qualcuno di voi recentemente me ne abbia chiesto ragione, delle mie cose russe.

Per chi non lo sapesse, #LeMieCoseRusse definisce un mucchio eterogeneo di scritti spiaggiati in principal modo sul mio comodino ma anche nei ritagli del mio quaderno – che vanno dalla fiction al reportage; una pigna sempre diversa nella composizione ma sempre identica nelle dimensioni (e questo dovrebbe darvi l’idea del problema. – Cioè potrebbe avvenire anche una roba del genere, tipo “Mamma, sai dove ho messo il disegno/il compito/la verifica/ il libro di flauto?” – “Non lo so tesoro, hai guardato tra le mie cose russe?” Ecco, sì, potrebbe anche accadere, prima o poi, a pensarci).

Insomma un maelstrom di parole composto da testi appena usciti ma anche cose non proprio recenti, da cose che ho comperato e che mi piacerebbe leggere, da cose che ho comperato e che ho già letto, da wishlist di libricini il cui tempo di arrivare non è ancora arrivato e chissà se arriverà mai.

E che hanno tutti in comune l’essere frutto dell’occhio lungo di certi progetti editoriali, avvezzi a mostrare la loro grazia sulle lunghe distanze.

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“I conigli non muoiono mai”, Keller – seconda di copertina e aletta anteriore

Quindi eccole qua, in rigoroso ordine sparso – sì insomma, più o meno tutte. Se avete suggerimenti, se pensate che io abbia dimenticato qualcosa di indimenticabile, bene, attendo Vostre.

  • Savatie Bastovoi (Chisinau 1976), “I conigli non muoiono mai“, Keller 2015 – romanzo. (Prima pubblicazione 2012, trad. dal romeno di Anita Natascia Bernacchia). Ove si racconta degli anni più feroci del comunismo e della quotidianità di vivere sotto il regime, attraverso gli occhi di una bambina di nove anni. Le notizie sull’autore, che vanta una biografia di tutto rispetto (dall’internamento in un ospedale psichiatrico durante l’adolescenza al suo ritiro in un monastero) le trovate qui.
  • Alina Bronsky (Ekaterinburg, 1978), “L’ultimo amore di Baba Dunja“, Keller 2016 – romanzo (trad. dal tedesco di S. Forti). Una fiaba sul potere che hanno certe persone di creare paradisi in terra – in una terra che più infernale non si può, perché di nome fa Cernovo.
  • Saltykov Scedrin (Spas-Ugol 1826, San Pietroburgo 1889), “I signori Golovlev“, Quodlibet 2014 (trad. di Ettore Lo Gatto) – romanzo. Il capolavoro di questo autore classico dell’Ottocento, impiegato presso il ministero della guerra a San Pietroburgo, giornalista di tendenze liberal-progressiste, è il racconto in fiction di quel che accadde a tante famiglie di proprietari terrieri con il crollo della nobiltà di provincia: le lotte per il possesso di quel poco che restava, l’avidità, l’anteporre il mantenimento disperato di uno status quo irrinunciabile ad ogni affetto e ogni sentimento del vivere civile.
  • Venedikt Erofeev (Kola, circolo polare artico, 1938 – Mosca 1990), “Mosca – Petuski poema ferroviario“, Quodlibet 2014. Per non rovinarvi la sorpresa vi dico solo che l’autore, espulso dall’università, ha passato una vita da disoccupato e senza fissa dimora (in Russia, si deve aggiungere), vinto dall’alcolismo, e che il poema, che si svolge “in uno stato di estasi superalcolica tra la stazione di Mosca e quella di Petruski”, circolava clandestinamente dal 1973 e fu ammesso ufficialmente e integralmente solo nel 1990 – riguardo al successo che ebbe, si veda quel che dice di lui Limonov. E che il testo è stato tradotto da Paolo Nori che firma anche l’introduzione al volume.
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“I conigli non muoiono mai”, Keller – terza di copertina e aletta posteriore

  • Christian Garcin (1959), “Le notti di Vladivostok“, edizioni ObarraO, 2014 (trad. di Alessandro Giarda) – romanzo. L’autore è un affermato scrittore di reportage, specie dalle regioni della Siberia. Les nuits de Vladivostok è una commedia dell’equivoco il cui protagonista, un agente letterario di nome Thomas Rawicz, a causa della troppa vodka si confonde, prende il treno sbagliato e finisce in Siberia per poi cadere tra le mani della mafia russa in combutta con una triade cinese. Ovviamente non si parla solo di un thriller di fantasia ma di un vero e proprio viaggio nell’Estremo Oriente russo con tutte le sue contraddizioni.

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  • Jacek Hugo-Bader (Sochaczew 1957), “Febbre bianca – un viaggio nel cuore ghiacciato della Siberia“, Keller 2014 – reportage. Di Hugo-Bader si potrebbe parlare per ore. Qui si dica solo che dal 1991 è corrispondente per il più importante quotidiano polacco, specializzato nei reportage dall’ex Unione Sovietica e Asia Centrale,  e che ha vinto il Pen Award con “I diari della Kolyma“. La mia copia di “Febbre Bianca” – di cui vado fierissima perché è una prima edizione ormai vintage – è così piegata e sottolineata che non si riconosce più ma il mio sogno nel cassetto sarebbe quello di entrare in possesso della nuova edizione tascabile, che fa ora parte della collana “Razione K” di Keller. Così come gradirei che Babbo Natale arrivasse con “I diari della Kolima – viaggio ai confini della Russia profonda” (trad. dal polacco di Marco Vanchetti, Keller 2018) sottobraccio: lo accoglierei a braccia aperte. Ma temo che fino a Natale non resisterò, dovrò attrezzarmi per averlo prima.

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#wishlist, in #bicblu sul quaderno: “Il confine dell’oblio”, “I diari della Kolima” e “Viaggiare contro vento“, che non si può perdere (ps. se vi piacciono le mirabolanti avventure delle mie #bicblu andate su Stories, sono lì – ogni tanto. @appuntidicartaADC)

Mancano ancora tante cose che ho letto negli anni e che sono già al loro posto in libreria, o sul Kindle: ad esempio le due opere più belle di Jaan Kross (Tallin, Estonia): “La congiura” e “Il pazzo dello Zar“. Ovviamente manca all’appello un post tutto dedicato ad “Anime baltiche” di Jaan Brokken (Iperborea). Anche l’Irene è ormai al suo posto in libreria – ma lei apre un capitolo diverso di questa storia.

Buona lettura 🙂

 

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